“Detenuta” al Cie, la Cassazione la salva
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fonte:
- Il Piccolo
TRIESTE Una nigeriana, udinese "d’ adozione", viene trattenuta per 20 giorni al Cie di Bologna. Ingiustamente. La Cassazione le dà ragione, costringe il ministero dell’ Interno a pagare 1.400 euro di spese giudiziarie e apre il caso: i decreti di detenzione nei Centri di espulsione e identificazione possono essere viziati e, per questo, non validi? Al punto che, anche a Gradisca, si dovrà aprire qualche porta? Il Codacons Fvg, che ha seguito il ricorso della donna, ne è sicuro. La vicenda inizia a Udine nel 2009. Osas Otote Osarumwense, nigeriana di 33 anni, da oltre 10 anni in città, al lavoro con la madre in un salone di parrucchiera, viene sorpresa da un controllo stradale senza permesso di soggiorno. A stretto giro di posta arrivano i provvedimenti di espulsione da parte del prefetto friulano e di trattenimento al Cie di Bologna, il più vicino con posti disponibili, disposto dalla Questura di Udine e convalidato dal Giudice di Pace della città emiliana. La motivazione? Non è possibile eseguire l’ espulsione mediante accompagnamento alla frontiera per l’ indisponibilità di un «idoneo vettore o altro mezzo di trasporto». Il ricorso è «manifestamente fondato», scrivono i giudici spiegando nella sentenza che la motivazione di convalida del Giudice di Pace («ha attraversato i confini del territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera») è «generica e apodittica» e quindi inidonea a giustificare il decreto di espulsione e i motivi che hanno portato il Prefetto a produrlo. In sostanza una prassi troppo sbrigativa. Una sentenza-caso, sostiene il Codacons, deciso a chiedere i danni per l’ «ingiusta detenzione» e il risarcimento per la «privazione della libertà». «Non ci si può limitare ad attestare la sussistenza dei requisiti di legge, con una prassi fin troppo sbrigativa, barrando sul documento una crocetta accanto alle condizioni che consentono il trattenimento al Cie senza effettuare alcuna verifica sulla sussistenza delle stesse – insiste il presidente regionale Vitto Claut -. E’ una sentenza clamorosa perché fa da apripista a tutti gli ospiti dei Centri: almeno il 90% dei decreti di espulsione e di trattenimento, infatti, potrebbero essere viziati per carenza di motivazione, e quindi annullati». Sempre e ovunque? «Bisognerà valutare caso per caso. Le autorità competenti, finora, si sono limitate a riportare pedissequamente la mera sussistenza dei requisiti di legge in assenza di prove specifiche: nel caso concreto era stato dichiarata l’ assenza di idoneo vettore e il Giudice di Pace aveva convalido senza effettuare alcuna verifica su tale aspetto. Nulla che potesse attestare l’ effettiva indisponibilità di un mezzo di trasporto per accompagnare l’ espulso alla frontiera». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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