I pm: 15 anni a Cragnotti, 8 a Geronzi
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Roma Quindici anni per Sergio Cragnotti, otto per Cesare Geronzi, sei per Giampiero Fiorani: è la richiesta della pubblica accusa al processo per il crac della Cirio che vede coinvolti anche altri imputati per una richiesta di condanna complessiva di 221 anni. «Operazioni imponenti» La storia del gruppo Cirio – si legge nella requisitoria – è «caratterizzata da un giro imponente di operazioni finanziarie, le quali hanno generato entità ingenti di crediti» tra i vari gruppi. Operazioni finanziarie in cui «sia la destinazione delle somme trasferite ad altre società, sia la gestione e la sorte dei crediti generati, resta misteriosa e non ricostruibile in termini di certezza». A capo di tutto ciò c’ era il «dominus» Sergio Cragnotti, «motore di tutte le operazioni». Questo, in sostanza, il nodo dell’ accusa che ieri ha portato i pm romani a chiedere la condanna per Sergio Cragnotti nell’ ambito del processo relativo al crac da 1.125 milioni di euro del gruppo agroalimentare. Chieste 31 condanne Richiesta di condanna a 8 anni anche per l’ ex presidente del Banco di Roma, Cesare Geronzi, e di 6 anni per l’ ex presidente della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani. In totale sono 31 le posizioni per le quale è stata chiesta la condanna: tra loro ci sono anche i figli di Cragnotti, Elisabetta e Andrea (8 anni) e Massimo (6 anni). Per il genero dell’ ex patron di Cirio, Filippo Fucile, i pubblici ministeri Gustavo De Marinis e Rodolfo Sabelli hanno chiesto 12 anni di reclusione. Per tutti l’ accusa è, in primo luogo, di bancarotta. I pm non hanno riconosciuto le attenuanti generiche, anche agli incensurati, in considerazione della «gravità dei fatti contestati». Nella memoria depositata dall’ accusa, i pm scrivono che «né i dirigenti delle società del gruppo Cirio, né i consulenti contabili della difesa hanno fornito una prova documentale verificabile e completa, che consenta di ricostruire la complessa rete di rapporti finanziari, nei quali le operazioni oggetto di imputazione finiscono col perdersi e dissolversi». Il ruolo bancario Per quanto riguarda il ruolo delle Banca di Roma, i magistrati della procura di Roma la definiscono come l’ istituto di credito «di appoggio del gruppo Cirio. Le scelte di Cragnotti erano sempre discusse e condivise con i funzionari della banca». Sempre per l’ accusa «il cliente Cragnotti è stato trattato in maniera assolutamente anomala dalla Banca di Roma». Per l’ ex presidente della Lazio la richiesta nei suoi confronti formulata davanti alla I sezione penale del Tribunale di Roma «è assurda». La difesa: tutto assurdo Cragnotti ha sollecitato, quindi. i suoi legali a preparare, in sede di arringa difensiva, una «risposta adeguata al fine di dimostrare che tutte le operazioni finite sotto processo erano a conoscenza, e furono approvate, dagli organismi di controllo». Dal canto suo Geronzi confida in una decisione positiva del giudice che «riconosca la correttezza» del suo operato. I legali del presidente delle Generali, gli avvocati Amodio e Severino, si dicono certi che i giudici sapranno andare al di là delle «implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata». Di tutt’ altro avviso i consumatori che tutelano i risparmiatori. Il Codacons, ad esempio, giudica eccessivamente benevola la richiesta dell’ accusa. «Questi signori meritano pene più severe – spiega il presidente Carlo Rienzi – e se la vicenda Cirio fosse avvenuta all’ estero non avrebbero evitato l’ ergastolo».
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