L’ Italia unita da Benigni
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fonte:
- Avvenire
V iva l’ Italia, viva Benigni e viva gli ascolti che solo lui sa portare alla Rai: circa 20 milioni di spettatori. Neanche la Nazionale di calcio sa fare meglio. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha telefonato personalmente all’ attore per complimentarsi. Telefonata in cui sarebbe nata l’ idea di portare il video della sanremese ‘ lezione d’ italianità’ di Benigni (ovviamente la parte sull’ Inno di Mameli, non quella satirica sul caso Ruby e dintorni) nelle scuole. Idea rilanciata poi ieri in conferenza stampa da Gianni Morandi e dal presidente della Rai, Paolo Garimberti: «La sua esegesi sulla storia d’ Italia e il suo Inno di Mameli dovrebbero essere portati nelle scuole. L’ inno non è una marcetta, io stesso grazie a Benigni sono riuscito a capirlo meglio». L’ idea non dispiace nemmeno al ministro dell’ Istruzione Mariastella Gelmini: «Se me lo chiede il presidente Napolitano… perché no? Tutto ciò che serve a celebrare i 150 anni dell’ Unità è ben accetto». Patriottismo che ha fatto bene anche al Festival e ai suoi ascolti. Quando Benigni entra in scena alle 22.30 di giovedì sul cavallo bianco, su Raiuno ci sono quasi 14 milioni di spettatori che, al suo arrivo, schizzano a 18 milioni in un crescendo fino a sfiorare i 20 milioni, ossia 19.737.803 alle 22.42, con la percentuale, anch’ essa record, del 65,32% di share. Tutto il monologo è sopra i 18 milioni e, persino, oltre i 19. Sulle altre reti share ai minimi termini, con Canale 5 al 3-4%, tranne che per lo zoccolo duro di Annozero , 10% di share. Dopo l’ uscita del Premio Oscar, quasi si dimezza. E il Festival arriva a 10,11 milioni. La terza miglior serata di Sanremo dal 1999, con una media di 12 milioni 363 mila spettatori e il 50.90% di share. Esulta il presidente Garimberti, per il quale questo è un esempio «di qualità del servizio pubblico. Certo, la Rai non ha le risorse per permettersi questi grandi artisti, ma è colpa dell’ evasione del canone. Perdiamo circa 400 milioni di euro l’ anno, dovrebbe cambiare il sistema di riscossione». Trionfale anche il direttore di Raiuno, Mauro Mazza: «Con questo grande attore comico, il nostro Paese ha respirato la sua grande storia. Il problema è della classe dirigente, dei politici e degli intellettuali che non ne parlano da troppo tempo». E mentre elogia Luca e Paolo, eredi del grande comico toscano, tira le orecchie per la scelta di avere interpretato un brano di Gramsci. «Bello, emozionante. Ma io piuttosto avrei scelto un pezzo del liberale Piero Gobetti». «Io invece avrei citato De Gasperi » gli fa eco Morandi che, forte degli ascolti e del personale successo, si ricandica alla guida del Festival: «Questa esperienza mi è piaciuta talmente tanto che se Mazza mette lì il contratto, lo firmo subito». E il direttore di Raiuno: «Ne parliamo la prossima settimana ». Anche questo è ‘ merito’ di Benigni. Come un novello Garibaldi, che riesce a intercettare, e questa è la vera impresa, consensi bipartisan. Da Pardi e Bersani ai ministri La Russa e Meloni, tutti (tranne Castelli, della Lega, che lo ha definito «noioso») hanno trovato Benigni straordinario. Il governo addirittura, per voce di La Russa, chiede all’ attore di poter utilizzare il suo intervento a Sanremo per le iniziative di celebrazione del 150° dell’ Unità d’ Italia: difatti i diritti dell’ apparizione non appartengono alla Rai, bensì all’ attore che, quindi, può utilizzarli per proprie iniziative editoriali. Fuoti dal Palazzo, in tanti si sono detti «commossi» dal Mameli di Benigni, da Arbore a Buffon, da Allevi a Jovanotti. Anche l’ Osservatore Romano lo promuove a pieni voti. A parte «il tono retorico, che pure era necessario utilizzare per sintetizzare 150 anni di storia in mezz’ ora, con il suo commento all’ Inno di Mameli – scrive Marcello Filotei, il critico del giornale vaticano – Benigni ha dimostrato che esiste ancora un popolo italiano capace di emozionarsi se i valori comuni sono presentati in maniera convincente». Fuori dal coro Michele Santoro: «Benigni è sempre Benigni. Ma è stato usato per cancellare la diversità. L’ operazione, grazie a voi (il suo 10% di ascoltatori, ndr ), non è riuscita; e noi continueremo ad amarlo lo stesso. Noi». Stasera il banco di prova conclusivo del Festival con la finalissima. E rispunta il caso televoto, che giovedì sera aveva determinato il ripescaggio di Al Bano e Anna Tatangelo, confermando l’ elimininazione di Anna Oxa e Patty Pravo. Caso chiuso, per ora, dal Tar del Lazio (a cui la Rai era ricorsa), che ha salvato il televoto del Festival di Sanremo ritenendo giusto «non influire (con rischio di ulteriori alterazioni) sull’ andamento di una manifestazione in corso, avente notevole risonanza ». Respinte così le richieste del Codacons che, riferendosi a quanto disposto dall’ Agcom, aveva chiesto la sospensione del televoto al Festival per evidente mancanza di strumenti tecnici capaci di fornire garanzie nelle votazioni. Il Tar parla però di «non gravità del danno». Stasera via libera ai voti da casa. Il grazie di Napolitano all’ artista. Il ministro Gelmini: «Il suo Mameli in video nelle scuole? Si può fare». Da Arbore a Jovanotti tutto un coro di elogi. Critico Santoro Gianni Morandi e Roberto Benigni giovedì sera nel momento clou del 61° Festival di Sanremo, l’ attesa performance dell’ attore sull’ Inno di Mameli.
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