23 Febbraio 2011

Aumenti Anas, bocciatura in Tribunale

Aumenti Anas, bocciatura in Tribunale
 

No ai pedaggi sulle 25 tratte stradali e autostradali in gestione diretta Anas, come la Roma-Fiumicino e il Grande raccordo anulare. Con otto sentenze (è attesa anche la nona, relativa alla provincia di Siena) il Tar del Lazio ha annullato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che lo scorso luglio aveva individuato autostrade e raccordi autostradali Anas da sottoporre alla maggiorazione tariffaria forfetaria, prevista dalla manovra finanziaria.Secondo i giudici della prima sezione del Tar Lazio, presieduta da Giorgio Giovannini, il decreto prevede l’ imposizione "agli automobilisti di una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescinderebbe dall’ utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio". Inoltre il decreto è stato adottato in violazione delle norme comunitarie. "Non sono ammissibili – spiega l’ avvocato Massimiliano Sieni, che ha difeso le ragioni della provincia di Roma – neanche per periodi limitati, maggiorazioni tariffarie forfetarie che colpiscono l’ utenza al di fuori di un sistema nazionale di pedaggio per evidenti ragioni di cassa, al di fuori di una razionalità dell’ azione amministrativa".Accolti, quindi, i ricorsi proposti dalla provincia di Roma (con Codacons e 40 comuni delle province di Roma e di Rieti), ma anche dalle province di Firenze, Rieti, Ferrara e Pescara, dalla regione Toscana, dal comune di Fiano Romano che avevano fatto ricorso in relazione al proprio territorio. La sentenza sul ricorso del Movimento dei cittadini annulla il decreto, invece, su tutto il territorio nazionale.Per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il Tar cancella "una tassa iniqua" e "seppellisce definitivamente la volontà del Governo di introdurre i pedaggi sul Raccordo anulare". Ma il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli (Lega Nord) non arretra di un passo. "Il governo – ha detto Castelli – va avanti. Il pronunciamento del Tar del Lazio è semplicemente la coda di una vicenda già conclusa". Per Castelli gli amministratori "difendono gli assurdi privilegi per i quali alcuni cittadini possono non pagare ciò che i restanti milioni di italiani pagano". Presidenza del Consiglio e Anas sono anche stati condannati a pagare le spese del giudizio: 2mila euro a sentenza. Per ora, quindi, 16mila euro. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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