No alle classi-pollaio
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fonte:
- Lastampa.it
Il Tar del Lazio si è opposto alle classi come pollai. Entro 12 giorni il ministero dell’ Istruzione dovrà emettere il Piano generale di riqualificazione dell’ edilizia scolastica, hanno sentenziato i giudici amministrativi accogliendo una class action che il Codacons definisce «la prima azione collettiva contro la pubblica amministrazione accolta in Italia». Poche ore dopo, la risposta del ministero: il ricorso è destituito di qualsiasi fondamento perché «le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4% del totale». Ha inizio un anno fa la storia del primo grande ricorso collettivo contro l’ amministrazione pubblica mai accolto, quando l’ associazione dei consumatori diffida i ministeri competenti (Istruzione, Interno, Economia, Innovazione) e gli Uffici scolastici regionali, ad adottare entro 90 giorni quanto previsto dalla legge in materia di formazione delle classi scolastiche. Numerose, infatti, erano state le segnalazioni di insegnanti, studenti e genitori per lamentare una diffusa inosservanza degli indici minimi di edilizia scolastica e dell’ indice di massimo affollamento. I ministeri competenti avevano risposto accusando il Codacons di genericità e comunque spiegando che il caso non era di loro competenza. Il Codacons aveva quindi chiesto l’ intervento dei giudici amministrativi. La risposta è arrivata ieri. «Il maggiore affollamento delle aule e la relativa inidoneità delle stesse a contenere gli alunni in condizioni di sicurezza, salubrità e vivibilità – si legge nella sentenza – costituisce implicazione di carattere strutturale non risolubile attraverso misure di carattere meramente organizzativo, ma unicamente affrontabile attraverso una mirata riqualificazione edilizia degli edifici e delle aule». E poi, l’ analisi impietosa: «A dispetto dell’ imperativo legislativo, l’ anagrafe non ha avuto, per lungo tempo, compiuta ed efficace attuazione». Tra un po’ infatti saranno venti anni che si è dato il via al progetto dell’ Anagrafe. Per il Tar, il fatto che i ministeri competenti hanno creato un elenco delle scuole in situazione potenzialmente critica, è «cosa diversa dal Piano generale di riqualificazione dell’ edilizia scolastica e può qualificarsi ed al contempo giustificarsi solo quale misura urgente e provvisoria». Insomma nessuna misura definitiva è stata emanata; i ministeri dell’ Istruzione e dell’ Economia, dovranno emanare di concerto il Piano generale «entro 120 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, all’ uopo utilizzando le risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Il Codacons canta vittoria : «Ora il ministo Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna – dice il presidente Carlo Rienzi – Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro e ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito». Anche la Uil Scuola si schiera dalla parte del Tar . «Non avendo l’ Anagrafe, Il ministero nei suoi calcoli non tiene in conto parametri come la superficie delle aule ma si basa sulla semplice media che non è una fotografia reale della situazione». «La ministra – spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – non si rende conto del rischio, perché in queste condizioni manca qualsiasi requisito di sicurezza».
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