22 Gennaio 2011

Il Tar: stop alle classi-pollaio

ROMA. «Stop alle classi pollaio». L’ ordine arriva dal Tar del Lazio che ha accolto una class action del Codacons contro quelle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni, attorno ai 35-40, supera i limiti fissati dalla legge. Non solo. Il Tribunale amministrativo chiede che, entro 120 giorni, i ministeri dell’ Istruzione e dell’ Economia emanino il Piano generale di edilizia scolastica. Ma il ministro dell’ Istruzione Mariastella Gelmini non ci sta: «Il ricorso è destituito di qualsiasi fondamento – dice – perchè le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4%». Quella ammmesa dal Tar è la prima class action italiana contro la pubblica amministrazione. La sentenza ricorda che «il Piano generale di riqualificazione dell’ edilizia scolastica non è stato ancora adottato» mentre «avrebbe dovuto essere adottato prima dell’ anno scolasticho 2009-2010». Per i giudici, quindi, «è evidente che l’ inerzia si sia già protratta ampiamente oltre il limite di legge». E ora? «Il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Inoltre, docenti e famiglie potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro per il danno esistenziale subito nelle aule pollaio». Ma il ministro minimizza il problema: «Il sovraffollamento – spiega in una nota – riguarda prevalentementela scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni». La Gelmini è poi pronta ad assicurare che la questione della sicurezza e dell’ edilizia scolastica «è da sempre una delle priorità del ministero»: «E’ già stato stanziato infatti – dice – un miliardo di euro e assegnata una prima tranche di 358 milioni per avviare gli interventi più urgenti». Intanto ieri il Consiglio dei Ministri ha varato il primo decreto attuativo della riforma dell’ università relativo al reclutamento dei docenti. Il provvedimento mette fine al sistema dei concorsi locali e introduce l’ abilitazione nazionale per l’ accesso alla docenza. D’ ora in poi, prima di poter essere chiamati ad insegnare in un ateneo, bisognerà essere abilitati. L’ abilitazione, per professori associati e ordinari, sarà nazionale e sarà attribuita da una commissione, anch’ essa nazionale, sulla base di specifici parametri. I posti saranno poi attribuiti con procedure pubbliche dalle singole università e ai bandi potranno accedere solo gli abilitati. Le procedure di abilitazione saranno bandite ogni anno nel mese di ottobre per concludersi cinque mesi dopo e l’ abilitazione avrà durata quadriennale. Le commissione sarà composta da 5 studiosi di cui, per la prima volta, uno straniero o italiano attivo all’ estero. Previsto il sorteggio, e non più l’ elezione, dei commissari tra coloro che presentano un curriculum scientifico di qualità. Secondo il ministero tutto questo servirà a porre fine ai «concorsi truccati» nonchè a «baronie, privilegi e sprechi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this