Tassa rifiuti e cartelle sospette
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fonte:
- La Provincia di Como
«Attenzione: prima di pagare controllate che gli importi siano davvero dovuti». Le associazioni dei consumatori, a questo proposito sono unanimi. «Quella di mandare lettere a vanvera con ingiunzioni di pagamento è purtroppo una prassi recente dello Stato, che ora chiede lo stesso anche agli enti locali» afferma Mauro Antonelli, del Codacons. In questi giorni sono migliaia i comaschi che con lettera raccomandata ricevono una brutta sorpresa. Il Comune di Como ha già infatti inviato oltre quattromila "avvisi di accertamento" ad altrettante famiglie comasche e altre migliaia sono in arrivo. Attenzione però: questa volta il privato non è sempre dalla parte del torto. Dei 4000 avvisi, ben 1200 sono stati già annullati e un altro migliaio ha buone probabilità che di ottenere la stessa sorte, mentre 1800 hanno già versato quanto chiesto. Un bel gruzzolo incassato dal Comune: circa 400mila euro, per ammissione dell’assessore al bilancio Sergio Gaddi (vedi intervista a fianco) e anche della società privata, la Creset Spa, che ha in convenzione il servizio di rilevamento e che si quei soldi prende il 35%. Ma come mai questi errori? La spiegazione è semplice: la Creset Spa si limita a incrociare i dati catastali con quelli dichiarati dai cittadini. Al di sopra di una certa differenza, l’avviso di accertamento e la richiesta di pagamento maggiore è inviata in automatico. «A fare fede tuttavia è la verità – afferma l’assessore Gaddi – per cui invito chiunque ritenga ci sia stato un errore a segnalarlo in Comune ed è la normativa stessa a garantirgli che se ha ragione non debba pagare nulla per gli arretrati né maggiorazioni per gli anni avvenire». Clamoroso il caso, segnalato da numerosi cittadini, di rilevamenti effettuati anni fa dallo stesso Comune, attraverso l’operazione "Metro quadro uguale per tutti" tramite gli addetti della Cispel, e a cui ora viene notificato un errore, con l’intimazione di pagare fiori di arretrati (anche migliaia di euro). In questo caso le ragioni del cittadino, per ammissione dello stesso assessore, sono assolutamente legittime. Ecco perché è fondamentale l’informazione: se si pensa che il Comune si è sbagliato bisogna farlo presente allo stesso ente municipale e ottenere l’annullamento o la rettifica del provvedimento. Attenzione: non basta la parola del funzionario comunale, è bensì necessaria una comunicazione scritta. Se questa comunicazione del Comune non c’è, l’unica scelta è appellarsi entro sessanta giorni dal ricevimento dell’avviso alla Commissione tributaria provinciale. Un atto, quest’ultimo che però ha un costo, come spiega l’avvocato tributarista SilvioD’Andrea: «Solo di bolli, per un simile ricorso, si arriva a spendere una trentina di euro, per cui è probabile che un professionista si faccia pagare attorno ai 150 o 200 euro. Di buono c’è che a differenza delle cause civile, quelle tributarie nel giro di 6 o 7 mesi al massimo arriva a sentenza». E chi invece fa finta di nulla? «In questo caso – conclude Antonelli, di Codacons – il cittadino è per così dire spacciato. Senza annullamento del Comune o ricorso, infatti, il passo ulteriore è il ricevimento di una cartella esattoriale che, se non viene pagata, fa intervenire addirittura l’ufficiale giudiziario». Comasco avvisato…
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