15 Gennaio 2011

La benzina infiamma l’ inflazione (1,9%)

ROMA L’ inflazione rialza la testa dall’ Europa agli Usa e l’ India fa temere fiammate nei Paesi emergenti, mentre la Bce torna dopo due anni a evocare il rischio-prezzi. Dopo l’ allarme anti-inflazione lanciato dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, per l’ area euro si conferma un trend che sta agitando tanto le autorità finanziarie tedesche quanto i Paesi beneficiari del salvataggio come la Grecia e l’ Irlanda. E cioè che tornano a ruggire i prezzi, usciti negli ultimi due anni dal radar della Bce che aveva concentrato i suoi sforzi su come fronteggiare la crisi finanziaria erogando liquidità senza precedenti. L’ inflazione nei 17 Paesi dell’ euro si attesta così allo 2,2% annuo a dicembre, al di sopra della soglia del 2% fissata dalla Bce come definizione di stabilità dei prezzi. Prezzi che, su base mensile, sono aumentati il mese scorso dello 0,6% contro lo 0,1% della stima iniziale, e che anche al netto dei settori energetico ed alimentare, i più volatili, segnano un incremento annuo tutt’ altro che trascurabile, dell’ 1,1%. Se la diligente Germania registra un’ inflazione di appena l’ 1,7% e l’ Italia si ferma all’ 1,9%, la Finlandia si attesta al 2,7% annuo e la Spagna arriva addirittura al 3%. Segnali d’ allarme che spiegano ulteriormente le parole di Trichet, che ha promesso «allerta» sul fronte dei prezzi, e quelle del falco tedesco della Bce Axel Weber, che parla di rischi «al rialzo» per le prospettive dei prezzi. Il quadro potrebbe mettere in difficoltà l’ operato della Bce, così come delle altre autorità finanziarie, nel tirare l’ Europa fuori dal guado: l’ Eurotower, in particolare, dovrà adottare una politica del doppio binario tenendosi pronta a rialzare i tassi di fronte a fiammate dei prezzi, senza però togliere la liquidità d’ emergenza alle banche in difficoltà nelle crisi di Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna. I mercati, d’ altra parte, hanno preso sul serio l’ allarme lanciato ieri da Trichet, con i titoli di Stato tedeschi oggi in calo in vista di futuri tassi d’ interesse. L’ allarme – come ha accennato Trichet – non riguarda solo l’ Ue, mentre gli Usa viaggiano con i prezzi saliti dello 0,5% con un tasso core di appena lo 0,1%. La vera incognita, che potrebbe persino ipotecare la ripresa, è rappresentata dai Paesi emergenti, con l’ India che a dicembre ha visto l’ inflazione balzare all’ 8,4%, in aumento di quasi un punto percentuale rispetto mese precedente (+7,5%). Contro l’ inflazione si sta muovendo già la Cina, che rischia una pericolosa bolla immobiliare e creditizia. Proprio ieri la Banca centrale ha fatto una nuova apertura ad un apprezzamento dello yuan (che toglierebbe un pò d’ inflazione importata riducendo gli afflussi di capitali esteri), preannunciando una nuova stretta sulle riserve obbligatorie delle banche per il 20 gennaio. E scatta l’ allarme dei consumatori: «Gli italiani nel 2010 hanno pagato una tassa invisibile di 450 euro, pari a quasi 38 euro in più al mese». E’ quanto sostiene il Codacons commentando i dati sul tasso d’ inflazione medio annuo diffusi dall’ Istat. E aggiunge: «Se si prendono in considerazione, più realisticamente, i prezzi della lista dei beni che rientrano nella spesa quotidiana, distinguendo cioè tra beni ad alta (+2%), media (+1,2%) e bassa (+1,2%) frequenza di acquisto, ecco che la stangata arriva a 480 euro in più rispetto al 2009, ossia una tassa di 40 euro al mese». Inoltre, secondo l’ associazione a tutela del consumato se il tasso si attestasse per tutto il 2011 all’ 1,9% segnato a dicembre 2010 «si determinerebbe una stangata per le famiglie italiane pari a 567 euro, ossia una tassa mensile di 47 euro».
 

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