14 Gennaio 2011

Codacons contro i test

universita’/il dibattito Ma l’Insubria per ora frena: «Una selezione è utile»

(v. fum) Abolire il numero chiuso e i test di ammissione all’Insubria? Impossibile. Se il ministro dell’Istruzione, Maristella Gelmini, dovesse infatti accogliere la proposta avanzata del Codacons di eliminare le prove d’ammissione alle facoltà, l’ateneo varesino rischierebbe collasso. «È incomprensibile come un test di un centinaio di domande da fare in poche ore, in cui agitazione ed emotività possono incidere pesantemente sul risultato finale, possa contare qualche cosa a fronte di un voto finale per l’esame di maturità fatto alla fine di un percorso durato ben 5 anni – l’affondo del presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli – Limitare l’accesso allo studio, senza peraltro criteri di selezioni effettivamente meritocratici, a fronte di Paesi emergenti che contano un numero di laureati assai maggiore rispetto al nostro, significa collocare l’Italia alla deriva del mondo». In realtà alla deriva andrebbero solo gli atenei. «Trovo la proposta inaccettabile e dubito che sarà accolta ? spiega Francesco Pasquali, preside della facoltà di medicina dell’Insubria – Concordo con chi giudica questi test discriminanti e poco attendibili. Sono strani, non si capisce cosa valutino e se si confrontano le graduatorie, lo scarto tra i punteggi di chi passa e chi è escluso è minimo. D’altronde, però, non si può neanche pensare di aprire la facoltà a tutti. Solo quest’anno abbiamo avuto oltre 800 iscrizioni ai test per poco più di 150 posti disponibili. Accoglierli tutti diventerebbe ingestibile per spazi e numero di docenti». Considerato, però, che la riforma dell’università recentemente approvata dovrà subire modifiche, il Codacons chiede al ministro Gelmini di intervenire sulla questione dei test d’ammissione all’università e del numero chiuso per accedere a una facoltà. Per il Codacons con questi metodi s’impedisce di fatto il libero accesso al mercato del lavoro, che non può che essere regolato dalla legge della domanda e dell’offerta o da barriere all’ingresso antistoriche e anacronistiche.
Se per l’ateneo varesino, eliminare una qualsiasi forma di selezione è impensabile, non è però da escludere l’introduzione di altre forme di selezione. «Sarebbe magari più opportuno, ma sempre con qualche difficoltà ? continua Pasquali – fare una scrematura degli studenti meritevoli di continuare la carriera universitaria dopo il primo anno di studi».

 

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