Digitale, niente Rai in troppi Comuni Aumentano le disdette del canone
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fonte:
- La Provincia di Varese
Il 26 novembre è stato il giorno dello switch-off. La televisione analogica ha lasciato il posto al digitale terrestre. I disagi sarebbero dovuti durare qualche giorno, eppure in molti comuni non si sono ancora risolti. E più passano le settimane, più diventa difficile confidare in una soluzione economica del problema. Qualche esempio? A Casciago, Luvinate, Gavirate, Morosolo e Barasso la situazione è particolarmente critica. «In queste zone ci sono molti casi irrisolti ? conferma Moreno Geroldi, da 30 anni antennista di Luvinate ? La Rai trasmette su un’ unica frequenza che Varese riceve da Milano e dal Campo dei Fiori. Da entrambe le parti arriva sul canale 23. Probabilmente si creano dei contrasti. Io, per esempio, non sono ancora riuscito a vedere la Rai a casa mia. Fino al 25 novembre sera era tutto a posto, poi dal 26 basta, non ho visto più nulla. Certo, bisogna valutare caso per caso, ma sono sicuro che nella mia condizione ci sono tanti cittadini». Un’ altra zona critica è quella di Calcinate del Pesce. Nella parte alta del rione i residenti dicono che la Rai si vede poco. In quel caso, qualcuno sostiene che il problema risalga alla collinetta di Morosolo e di Casciago che, con la sua presenza, ostacola i ripetitori del Campo dei Fiori. Va meglio nella parte bassa della provincia, ma anche lì si trovano casi sporadici, che gli antennisti ritengono essere legati ai filtri sull’ antenna dei condomini e alla sintonizzazione del decoder. Capita infatti che il segnale sia ottimo, ma che comunque non si riesca a prendere. La soluzione per risolvere il problema c’ è, ma è costosa. «La cosa più facile, ma dispendiosa, è andare sul satellite con il decoder TVSAT ? continua Moreno Geroldi – L’ abbonato Sky vede la Rai e Mediaset, ma non i programmi che vengono oscurati e criptati. Il decoder TVSAT consente di vedere tutto. Viene attivato tramite telefonata, a patto che chi lo vuole installare sia abbonato alla Rai. Se il cliente ha già la parabola la spesa oscilla da 100 a 150 euro a televisore. Se il cliente deve farsi tutto l’ impianto può spendere 350 euro». A causa di questi problemi è cresciuto il malcontento verso la Rai. Prima del termine ultimo del 31 dicembre hanno disdetto l’ abbonamento oltre 10 persone. Federconsumatori si è messa a disposizione per aiutare gli utenti nei passaggi burocratici. Per disdire il canone, infatti, bisognava fare un versamento con vaglia postale di 5,16 euro. La disdetta, però, poteva essere effettuata solo da chi non era più in possesso del televisore; questo perché la legge prevede il pagamento di un canone qualora si possieda un apparecchio televisivo. Ad Adiconsum sono arrivate numerose lamentele e l’ associazione sta prendendo provvedimenti per tutelare i consumatori. In un contesto di questo tipo, non potevano mancare le proteste sull’ aumento del canone Rai. «Tutte le famiglie hanno avuto una stangata media di 110 euro per adeguarsi al digitale e, in più, molte hanno dovuto pagare l’ intervento di un antennista ? aveva spiegato alcuni giorni fa Mauro Antonelli di Codacons – Non era proprio il caso di aumentare il canone Rai (da 109 a 110,50 euro) dal momento che non si è avuto un aumento della qualità dell’ offerta. La Rai dice che ci sono più canali, ma Rai 2 e Rai 3 si bloccano continuamente. Le nuove reti, come Rai 4, Rai 5, Rai Premium e Rai Storia, sono viste da una minoranza di telespettatori. Sui nuovi canali vengono trasmessi i vecchi programmi. Abbiamo criticato Paolo Romani, ministro dello sviluppo economico, per la scelta di aumentare il canone».
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