Salute, danneggiato da una protesi per capelli della Cesare Ragazzi, fa causa alla società
-
fonte:
- SestoPotere.com
Per risolvere il suo problema di calvizie si era rivolto con grande fiducia ad un centro affiliato al gruppo Cesare Ragazzi, marchio noto in tutta Italia per via di una serie di pubblicità martellanti, ma il trattamento cui si è sottoposto non solo non ha migliorato la sua situazione, ma addirittura gli ha prodotto danni fisici e psicologici.
La vicenda – che si è conclusa pochi giorni fa in Tribunale – nasce nel 2005, quando un cittadino, a causa di un problema di calvizie che vive con estremo disagio, decide di firmare un contratto con un centro specializzato affiliato alla Cesare Ragazzi Company S.p.A., che ha sede a Zola Predosa (Bologna), contratto avente ad oggetto l’applicazione sulla testa di 3 protesi modello Top Style 23, grazie alle quali avrebbe potuto sfoggiare una invidiabile chioma.
Le cose però fin da subito non vanno per il verso giusto. Durante l’applicazione delle protesi l’uomo inizia ad avvertire un fortissimo bruciore ed un abnorme calore; cerca di resistere ma dopo poche ore i disturbi peggiorano, accompagnati da vertigini e bruciore agli occhi. Passano alcuni giorni e, visto il peggiorare della situazione, è costretto a tornare presso il centro per rimuovere l’impianto. Rimosse le protesi, per alcuni giorni il cliente ha continuato ad avvertire fastidi alla cute e danni estetici.
Deluso dal trattamento ricevuto, si rivolge al Codacons, che intenta una causa dinanzi al Tribunale di Roma, il quale ha emesso pochi giorni fa una sentenza che riconosce in pieno le ragioni del cittadino.
Scrive nella sentenza il Giudice dell’11° sezione, dott.ssa Benedetta Thellung de Courtelary:
"deve ritenersi provato che la prestazione dedotta del contratto, consistente nella fornitura e nell’applicazione delle protesi sopra indicate, non è stata eseguita correttamente, tanto che l’attore è stato costretto a rimuovere e restituire le protesi stesse. […]
Deve attribuirsi rilevanza causale tanto alla protesi in se, quanto alla sua applicazione, nel senso che la dermatite irritativa da contatto patita dall’attore è riconducibile alla protesi’.
Il Giudice, nel motivare le sue decisioni, cita testualmente le risultanze di una perizia medico legale condotta sul cliente, perizia che così recita:
"è ipotizzabile una situazione di natura dermatologica compatibile con una dermatite irritativa da contatto (DIC), potenzialmente evocata dal dispositivo protesico. […] Pertanto è verosimile ipotizzare un nesso causale fra il dispositivo protesico in oggetto e la sintomatologia evocata dal paziente’.
Sulla base di tali motivazioni, il Tribunale di Roma ha accolto le richieste del Codacons, condannando la società a restituire al cittadino i 6.000 euro pagati per le protesi, più gli interessi legali, oltre a 1.500 euro a titolo di danni morali, consistenti nella sofferenza interiore derivante dall’insuccesso del trattamento, oltre che dai disturbi dermatologici patiti.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SANITA'
-
Tags: calvizie, cesare ragazzi, protesi, salute, Tribunale di Roma, zola predosa
