Diossina Anche l’ Italia trema
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fonte:
- Il Manifesto
Niente panico. L’ Italia ha importato solo una limitata quantità di uova dalla Germania ma «grazie all’ etichettatura è possibile rintracciarle». Le parole rassicuranti del ministro della salute Ferruccio Fazio in realtà dimostrano che nessuno in Europa è totalmente immune dal rischio di trovarsi cibi intossicati nel piatto. Il disastro della diossina finita nei mangimi per responsabilità dell’ industria tedesca Harles und Jentsch fa tremare il continente. Le autorità tedesche hanno chiuso 4.700 allevamenti dopo aver scoperto, con mesi di ritardo, che i livelli di diossina nei grassi animali erano 78 volte sopra la norma. Anche ieri nuovi test hanno confermato la contaminazione in allevamenti del nord. Quasi tutto il paese è contagiato. Uova contaminate sono giunte in Olanda e in Inghilterra dove i supermercati volontariamente stanno ritirando i prodotti sospetti. La Corea del sud ha chiuso le importazioni di carne di maiale tedesca e la Russia ha chiesto rassicurazione su carni e polli provenienti dall’ Ue. A rischio infatti non sono solo le uova, ma tutti gli alimenti di origini animale. In Italia non è il caso di fare allarmismo, ma l’ allarme è altissimo. «Le partite di uova che sono giunte dalla Germania non provengono da allevamenti sospettati», si è affrettato a far sapere Silvio Borrello, direttore generale per la sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute. Come dire che l’ ammissione del ministro Fazio non deve spaventare. Ma il rischio maggiore per le tavole degli italiani non viene tanto dalle uova, quanto piuttosto dai derivati del latte, come formaggi e latte in polvere, e dalle carni suine. Sono questi infatti i prodotti che non richiedono l’ indicazione di provenienza sulle etichette e sono quelli più importati. Coldiretti chiede che non venga persa quest’ occasione per estendere l’ etichettatura per tutelare tutti i prodotti alimentari made in Italy. La Germania è il primo fornitore di latte dell’ Italia con 41 milioni di quintali all’ anno. 220 milioni di chili di carne e 3,7 milioni di chili di maiali da macellare sono state importate nei primi 9 mesi del 2010. Per questi prodotti il ministero della Salute punta su un doppio controllo: all’ origine da parte delle aziende produttrici, e alla fonte tramite verifiche a campione effettuate da Regioni e Nas. Il 12 gennaio si terrà una riunione a Bruxelles e il giorno dopo è previsto un vertice a Roma. Al momento, dicono al ministero, «Siamo sereni». Non tutti però si sentono tranquilli. I consumatori del Codacons ad esempio chiedono di fermare le importazioni tedesche. Una richiesta di prudenza rilanciata ieri anche da Ignazio Marino (Pd) che chiede di «sospendere temporaneamente la vendita di uova, carne e latte provenienti dalle zone nelle quali le autorità tedesche sono intervenute con norme restrittive». Si tratta però di un provvedimento difficile da mettere in pratica nel mercato comune Ue che non ammette messe al bando di prodotti di paesi membri. E’ vero che dopo la «mucca pazza» l’ Ue ha attivato un più efficiente sistema di allerta e controllo. Ed è vero anche che il sistema alimentare italiano è più rigoroso rispetto a quelli del nord Europa. Resta il fatto però che l’ industria Harles und Jentsch ha potuto produrre insieme olii industriali e olii per mangimi. Già a marzo era in possesso di test sulla contaminazione ma ha fatto finta di non sapere e le auotirità l’ hanno scoperto solo a dicembre. Ora la società è sospettata di frode. Ha venduto olii industriali spacciandoli per grassi per mangimi perché costano il doppio. Non è lontano il caso analogo dei polli alla diossina del Belgio. E simili allarmi sono ormai endemici nel sistema di produzione industriale del cibo. Il punto più debole come sempre sono i mangimi dove è più facile aggirare il controllo e il diritto di scelta dei consumatori. Foto: FOTO REUTERS.
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