3 Gennaio 2011

Svendite al via oggi a Udine e Pordenone, ma nella regione vicina si deve attendere l’Epifania. Ma gli sconti sono già iniziati ovunque

RIBASSI La media degli sconti sarà del 40 per cento. Ieri la stagione delle svendite è iniziata nelle regioni del Sud. Tanta ressa, pochi acquisti

A leggere le notizie provenienti dal Sud dell’Italia, che ieri ha fatto da apripista sul fronte dei "saldi invernali", oggi in Friuli Venezia-Giulia ci sarà l’assalto ai negozi, ma le spese saranno per il momento limitate. Ressa senza acquisti, questa la tendenza della prima domenica dell’anno (code chilometriche in provincia di Palermo) che ha dato il via – tra le consuete polemiche – alle svendite a macchia di leopardo. Infatti, si è cominciato con Potenza, Catanzaro, Campobasso, Palermo e Napoli. Oggi tocca alla regione friulana. E soltanto il 6 gennaio, assieme alle restanti regioni (ad eccezione di Trentino Alto Adige, Sardegna e Val D’Aosta), apriranno i battenti anche i negozi del Veneto.
      La verità però, secondo tutti, è che gli sconti si praticano già. È bastato che passasse Natale per indurre i negozianti, almeno con la clientela più affezionata, ad abbassare i prezzi. E sicuramente ieri a Udine e Pordenone gli esercizi aperti non hanno praticato il prezzo pieno, un giorno prima dell’avvio ufficiale delle svendite.
      È una stagione all’insegna delle valutazioni più diverse. Maurizio Franceschi, direttore regionale di Confesercenti del Veneto (foto piccola a sinistra), è convinto che la gente sia diventata estremamente oculata. «Da indagini che abbiamo effettuato non ci aspettiamo un’esplosione dei consumi. Ma sicuramente i saldi sono quest’anno molto attesi a causa della crisi. È il momento per il cliente di effettuare acquisti utili e razionali».
      In poche parole significa che si è speso poco finora, rinviando a dopo le Feste gli acquisti veri, a prezzi calmierati piuttosto che stracciati. «Il 70 per cento degli acquisti vengono fatti in modo oculato, ovvero su prodotti che si sono già visti e di cui si conosce il prezzo. – continua Franceschi – E questo favorisce il sistema commerciale delle città rispetto a quello della grande distribuzione». Quanto durerà l’effetto-saldi? «Secondo esperienza, il fenomeno si esaurisce nei primi dieci giorni».
      Non viene attribuita una grande importanza alla differenza di tre giorni nell’inizio previsto per il Friuli e per il Veneto. A risentirne saranno le aree di confine, ma è un fenomeno destinato ad incidere in maniera modesta. Secondo un sondaggio Confcommercio-Format, oltre l’80 per cento di commercianti e consumatori sono favorevoli a una data unica. Ma le pressioni sui presidenti delle Regioni per un calendario uniformato sono finora cadute nel vuoto. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà poco più di 400 euro per abbigliamento ed accessori. Una torta di 6 miliardi e 200 milioni di euro, pari al 18 per cento del fatturato del settore.
      Da Pordenone rimbalza la convinzione che quest’anno sul calo di vendite abbia pesato anche il decoder. «La colpa è senza dubbio della situazione economica, ma è probabile che molto abbiano inciso anche le spese per il passaggio al digitale terrestre, che hanno sottratto potere d’acquisto alle famiglie, incidendo sul budget» sostiene Maurizio Fioretti dell’Ascom (foto piccola a destra). «Ma restiamo ottimisti. Confcommercio ha stimato che ogni famiglia spenderà mediamente dai 400 ai 418 euro».
      Il presidente nazionale Codacons, Carlo Rienzi, è invece pessimista: «I primi giorni di sconti servono per farsi un’idea dei prezzi e dei beni da acquistare. Per questo non si sono registrate nella prima giornata vendite boom. Prevediamo in ogni caso un bilancio negativo del 20 per cento». Perchè? «I cittadini hanno perso potere d’acquisto, mentre prezzi e tariffe continuano a crescere senza sosta».
      © riproduzione riservata

 

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