3 Gennaio 2011

Una lobby per il succo esotico

 

ROMA – Il suo nome è Xango. Bottiglietta rosso arancio, tappo giallo, è una bevanda a base di succo di mangostano – nessuna parentela con il mango – frutto esotico delle isole Sonda e Molucche, pubblicizzata come potente rimedio naturale contro una serie di 44 patologie, dall’ acne ai tumori. Al costo di 115 euro per 4 flaconi da 750 ml, quasi 30 al pezzo. E piazzata tramite una rete di clienti-venditori che funziona come una catena di Sant’ Antonio. Ed è proprio su questo sistema di arruolamento, strutturato a piramide, che si è concentrata l’ attenzione dell’ Antitrust. L’ autorità di garanzia della concorrenza e del mercato, con decisione del 15 dicembre scorso, ha intimato alla Xango Italy srl di Milano, importatrice del marchio americano made in Utah, di «sospendere ogni attività di reclutamento e registrazione di nuovi incaricati» e di utilizzare solo materiale promozionale «privo di alcun riferimento alle proprietà salutistiche del prodotto» . Gli accertamenti sono partiti dalle segnalazioni delle associazione di consumatori Altroconsumo, Codacons, Adusbef e Federsalus. Fortemente dubbiose sulle reali virtù terapeutiche del cocktail di frutta (oltre al mangostano, che sa di pesca e litchi, Xango contiene spremuta di pera, mela, uva, mirtillo, lampone, fragola, ciliegia e cranberry) che invece sul sito internet della ditta italiana viene propagandato come unmaxi-antiossidante ricco di xantoni (ma anche di polisaccaridi e catechine) buono come «antibiotico, antiallergico, antinfiammatorio, antivirale, utile contro osteoporosi, psoriasi, dolori mestruali, diabete, eczemi, morbo di Parkinson e Alzheimer» . Nella sua decisione l’ Antitrust rileva che «le modalità promozionali possono indurre gravemente in errore circa le qualità salutistiche del prodotto» , non confermate dalla ricerca scientifica. E motiva l’ intervento con il «grave pericolo di offensività del sistema Xango, capace di raggiungere e coinvolgere un numero ancora maggiore di consumatori» . Con il tam tam via internet le vendite infatti si sono moltiplicate e il fatturato è passato da 500 mila a 1 milione e mezzo di euro al mese con già 21 mila addetti. Reclutati con un sistema capillare che funziona così: ci si iscrive sul web comprando il kit del rivenditore per 34 euro. Ciascun incaricato poi si impegna ad acquistare ogni mese le 4 bottiglie di Xango. Il doppio (230 euro) quando sale di qualifica, in una scala gerarchica a piramide composta da 9 classi di venditori. In basso i novizi, in alto i «premier» , che possono guadagnare fino a 50 mila euro. Ma il compito principale del singolo piazzista non è tanto di vendere la bibita magica, quanto di procurare altri compratori venditori. Ed è su questo punto che l’ Antitrust ha rilevato il comportamento scorretto, in quanto «la possibilità di guadagno deriva esclusivamente dalla creazione di una organizzazione di acquisto» . Quanto poi alle presunte proprietà medicamentose, basta sentire il parere del professor Carlo Cannella, nutrizionista dell’ università La Sapienza di Roma: «Qui c’ è gente che specula, come hanno fatto con la papaya… Il cibo non è una medicina ma un nutrimento. Qualsiasi sostanza possa contenere e che abbia un’ azione protettiva, ovviamente da dimostrare, sarà presente in minime quantità, del tutto insufficienti. Per essere efficace, il principio dovrebbe essere somministrato in concentrazioni molto più alte. E allora la bevanda diventerebbe anche una bomba calorica. Questo mangostano non lo conosco, ma non avrà nulla che non si possa trovare nella nostra frutta mediterranea» . © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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