10 Dicembre 2010

Tanzi e il crac Parmalat Per oltre 1000 modenesi buco da 14 milioni di euro

Tanzi e il crac Parmalat Per oltre 1000 modenesi buco da 14 milioni di euro
 

Mentre Calisto Tanzi, ex patron di Parlamat, incassa la condanna a 18 anni di reclusione per l’ omonimo crac, oltre 1000 modenesi sono in attesa di vedersi risarciti i quasi 14 milioni di euro di investimento complessivi. In attivo delle transazioni con le banche per cercare di recuperare parte dei soldi investiti in obbligazioni. «Consideriamo la sentenza – afferma Renza Barani, responsabile provinciale di Federconsumatori – una buona notizia, visto che Tanzi aveva impostato l’ azienda su dei debiti. Necessario sarà, tuttavia, la certezza della pena». Le pratiche aperte presso la Federconsumatori di Modena, infatti, sono 610 pari a circa un migliaio di persone (se si considerano situazioni di cointestatari) per un totale di 13.788.000 euro in obbligazioni vendute da istituti di credito modenesi. In queste ore tuttavia l’ associazione è impegnata a contattare alcune di quei risparmiatori traditi (300 per l’ esatezza) nel tentativo di recuperare parte degli investimenti attraverso due transazioni a cui possono aderire solo coloro che si sono costituiti parte civile nel processo Parmalat di Parma. «Da una parte vi è la transazione – prosegue la Barani – aperta con Bank of America, Citibank e Credit Suisse (ovvero le banche distributrici) che si sono rese disponibili alla transazione per le obbligazioni acquistate entro l’ 11 nocembre 2003 per un risarcimento del 10%, mentre per quelle acquistare dal 12 novembre al 5 dicembre 2003 si parla di un recupero del 5%. La seconda transazione è quella con Capitalia Unicredita per chi ha acquistato obbligazioni entro l’ 11 novembre 2003 per un risarcimento del 4% e dal 12 novembre 2003 al 25 dicembre 2003 che possono portare a casa un 2% dell’ investimento». L’ arco temporale citato dalla Barani trova giustificazione nella sottoscrizione effettuata a ridosso della dichiarazione di fallimento del colosso industriale, quando le proposte di acquisto sono giunte in tempi in cui poteva essere già noto il rischio sotteso alla sottoscrizione di obbligazioni. Sono 60 invece le persone che si sono rivolte da Adiconsum, per un investimento complessivo di 100mila euro. «La sentenza – afferma Angelo Ferrari Valeriani, responsabile provinciale Adiconsum – è un primo passo, ma dobbiamo andare avanti». Diverse decine anche per il Codacons che ha affiancato i truffati nella costituzione in parte civile nel processo, anche se già qualche azione è stata intrapresa «in sede civile – afferma Bruno Barbieri, vicepresidente nazionale Codacons – verso le banche che a suo tempo hanno venduto, soprattuto qualora nei contratti facevano difetto aspetti importanti».

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