L’allarme di Bankitalia sui mutui: “Il 5% non riesce a pagare”
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fonte:
- Avvenire
I l 5% delle famiglie italiane che hanno sottoscritto un mutuo non riesce a rimborsarlo secondo la scadenza. Il dato, per quanto diffuso solo adesso, risale però al 2007, l’anno di avvio della crisi finanziaria che non è ancora terminata, e si presta perciò a diverse letture. In ogni caso lo studio condotto da due ricercatrici della Banca d’Italia, Silvia Magri e Raffaella Pico (che indicano la percentuale italiana, assieme a quella della Spagna, come la più alta fra i 7 stati europei analizzati), riporta sotto i riflettori i ri- schi a carico dei nuclei familiari che si indebitano per un immobile.
Gli italiani, storiche ‘formiche’, notoriamente non propensi a gravarsi troppo di debiti, potrebbero aver visto in parte ribaltare questa tendenza nei frangenti della crisi. Il condizionale è d’obbligo, però. In primo luogo perché i numeri della ricerca sono ‘datati’. E in questi 3 anni il quadro è profondamente mutato. Per la crisi, certo, ma anche per le novità intervenute proprio in questo campo: è cambiato il panorama dei tassi d’interesse e i mutui, che nel 2007 vedevano una forte componente di quelli ‘variabili’ (soggetti a forti rialzi delle rate), si sono più orientati verso il tasso fisso; inoltre da febbraio è scattata la moratoria che, secondo gli ultimi dati di fonte Abi, ha portato a sospendere le rate già per 31mila clienti.
In effetti, però, anche nel ‘Rapporto sulla stabilità’ presentato due giorni fa sempre dalla Banca d’Italia si sottolineava come il rischio insolvenza si sia aggravato con la crisi, specie per i «nuclei meno abbienti» le cui finanze sono state magari compromesse dalla perdita del posto di lavoro. Il rapporto segnalava poi il problema che si potrà porre alla fine della moratoria se gli interessati «non avranno migliorato la propria situazione reddituale». La ricerca presentata ieri invece, basata a sua volta sui dati dell’indagine Eu-Silc raccolti da Eurostat nel 2007, nel ricordare che il numero degli italiani che ricorrono al prestito in banca per acquistare casa rimane inferiore (è il 13,1% del totale dei nuclei) rispetto ad altri stati, evidenzia però che il tasso d’insolvenza superava nettamente quello di altri grandi Paesi dell’Ue. Il 4,9% italiano (in pratica non riesce a rimborsare la rata a scadenza una famiglia su 20, ovvero quasi lo 0,7% del totale di chi ha stipulato un contratto di mutuo), inferiore solo al 5,5% della Spagna, è infatti ben sopra il 3,3% della Francia, il 2,3% del Regno U- nito o l’1,1% dell’Olanda. I- noltre il rischio di default familiare schizza se si valutano disoccupati (per i quali l’insolvenza arriva al 19%),
single e precari (è all’8,5% per i part-time ). E, naturalmente, per quel 25% di mutuatari con il reddito più basso: per loro è del 14,5%.
Davanti a questi comportamenti risalenti a 3 anni fa, peraltro, le banche si erano già fatte più prudenti. Con contromisure che, tuttavia, hanno compromesso ancora di più i clienti ‘a rischio’: oltre a una maggior selezione del cliente, per i mutui concessi dal 2000 al 2007 «il differenziale di tasso fra le classi di famiglie più e meno rischiose è salito a 43 punti base», ovvero i più poveri pagano in media uno 0,4% in più d’interesse. Nel linguaggio delle due economi– ste, «i risultati mettono in luce un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente».
Lo studio di Palazzo Koch avvalora ovviamente le preoccupazioni dei consumatori. Per Adusbef e Federconsumatori il dato sul tasso degli insolventi rispetto al totale della popolazione (0,6-0,7%) significa che ci sono 360mila mutuatari che rischiano di perdere la casa. Le due associazioni ricordano difatti che le difficoltà sulle rate si ripercuotono sulle pignorazioni e le esecuzioni immobiliari, dove si segnala un aumento di ben il 32% quest’anno. Più in generale, per il Codacons arrivano a quota mezzo milione le famiglie in difficoltà con le varie rate, oltre al mutuo. Per questo il Codacons ricorda di aver chiesto da tempo al ministro Tremonti di ‘allargare’ i criteri «troppo limitativi » fissati a giugno dal «regolamento-beffa» varato per il Fondo di aiuto per l’acquisto della prima casa, decollato solo il mese scorso.
La cifra in uno studio di due economiste, basato però su dati 2007. E per i consumatori 360mila famiglie rischiano ora di perdere la casa
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