7 Dicembre 2010

Carburanti: listini in rialzo, petrolio ai massimi da oltre 2 anni

Up respinge accuse, ma consumatori sul piede di guerra. Per Cgia Mestre rialzi incideranno su autotrasporto e beni al consumo
 

 Roma, 7 dic (Il Velino) – Il petrolio tocca i massimi dagli ultimi 2 anni e sfonda i 90 dollari al barile, mentre non si arresta la corsa al rialzo dei carburanti sulla rete italiana. Ma Unione petrolifera respinge le accuse di speculazioni. Dopo gli aumenti registrati nella giornata di ieri, a muovere oggi i prezzi raccomandati sono state IP (+0,5 centesimi sulla benzina, +1,5 centesimi sul diesel), Shell (+1 centesimo su entrambi) e TotalErg (+1,5 centesimi su tutti e due i prodotti). Mosse immediatamente recepite a livello di prezzi praticati, come emerge dal monitoraggio di quotidianoenergia.it. Nel dettaglio, la media nazionale dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) va dall’1,440 euro/litro negli impianti Esso all’1,455 euro/litro di Tamoil. Le no-logo sono a 1,384 euro/litro. Per il diesel si passa dall’1,321 euro/litro riscontrato nelle stazioni di servizio Esso all’1,334 euro/litro rilevato in media negli impianti Tamoil. No-logo a 1,257 euro/litro. Vola infine il prezzo medio praticato del Gpl, ormai oltre gli 0,72 euro/litro per tutti i marchi (0,695 euro/litro le no-logo). Ma a preoccupare di più sono i rialzi del prezzo del barile di greggio a New York. Secondo quanto riferisce Bloomberg le quotazioni stanno subendo un picco in vista della diffusione dei dati Usa relativi alle scorte che potrebbero registrare un calo per la prima volte nelle ultime tre settimane. Prevista, invece, per l’11 dicembre una riunione dei Paesi Opec che si incontreranno a Quito in Ecuador, una riunione in cui potrebbero rivedere la quota di produzione che tuttavia risulta invariata dal 2008. Lo stesso bollettino Opec registra come il prezzo medio dei dodici greggi inclusi nel paniere è stato pari nella giornata di ieri a 88.13 dollari al barile in netta e continua ascesa. "I recenti aumenti dei prezzi dei carburanti sono la conseguenza del peggioramento delle condizioni sui mercati petroliferi internazionali tornati al centro di fortissime pressioni che hanno spinto verso nuovi livelli record le quotazioni sia del greggio che dei prodotti raffinati. Un fenomeno che sta interessando non solo l’Italia ma tutti i paesi europei dove i prezzi dei carburanti sono cresciuti anche in misura maggiore. Lo stesso sottosegretario Saglia ha recentemente affermato che gli aumenti sono conseguenza del rincaro dei valori internazionali a cui essi sono agganciati" sottolinea Up in una nota in cui si legge: "Di analogo tenore l’esito dell’incontro avuto ieri con Mr. Prezzi, durante il quale è stato dimostrato, dati alla mano, come non esiste alcun comportamento anomalo da parte delle compagnie petrolifere che, anzi, hanno limitato aumenti che avrebbero potuto essere maggiori come invece è accaduto altrove in Europa. Nelle ultime due settimane il prezzo della benzina a livello internazionale è infatti aumentato di oltre 6 centesimi euro/litro mentre il prezzo interno (al netto delle tasse) di soli 3 centesimi. Analogo discorso vale per il gasolio. Sono pertanto del tutto pretestuosi e fuorvianti gli attacchi di alcuni politici i quali dovrebbero informarsi prima di fare affermazioni di grande effetto mediatico ma prive di qualsiasi fondamento".
La fiammata dei listini italiani preoccupa, intanto, consumatori e associazioni di categoria. Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori, riuniti sotto la sigla Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio – sono tornati a chiedere attraverso un esposto l’intervento dell’Antitrust in merito ai prezzi dei carburanti. "Negli ultimi 10 giorni si è verificata infatti una serie sospetta di rincari alla pompa, che determina un aggravio di spesa per gli automobilisti pari a 2,3 euro a pieno, sia per la benzina che per il gasolio. Il nostro timore – spiega Casper – è che tali aumenti dei prezzi non abbiano molto a che vedere con le dinamiche e le quotazioni internazionali che determinano i listini, ma siano il frutto di operazioni speculative, finalizzate ad ottenere ingiusti vantaggi economici sulle spalle dei cittadini che si metteranno in viaggio per la festività dell’8 dicembre”. L’Aduc ha anche stilato un decalogo con le sette regole per arginare il caro-benzina che consiglia di scegliere il “fai da te” per i rifornimenti, di mantenere una velocità pari ai due terzi di quella massima consentita dalla propria auto, di non caricare troppo l’auto, adottando uno stile di guida “dolce e utilizzando il condizionatore in modo “accorto”. Ma anche di mantenere una corretta pressione degli pneumatici, spegnendo il motore in caso di lunghe file.
Per Federconsumatori l’impennata dei prezzi dei carburanti, “oltre agli inevitabili extraguadagni di tutta la filiera petrolifera pagati dagli automobilisti, che abbiamo già stimato pari a 8-9 centesimi al litro”, porterà benefici anche allo Stato: "Infatti – spiega il presidente Rosario Trefiletti -, dal 1 gennaio 2010, l’Iva (che è una tassa mobile al 20%) è aumentata per la benzina di 2 centesimi al litro e per il gasolio di 2,5 centesimo al litro. È necessario sapere che l’erogazione dei carburanti è stimata in miliardi di litri. Se su questi miliardi di litri si applicano gli aumenti dell’Iva appena citati emerge che l’Erario ha maggiori entrate: per la benzina pari a 26 milioni di Euro al mese e, per il gasolio, pario a 62,5 milioni di Euro al mese. Stando così le cose, lo Stato percepisce 88,5 milioni di Euro al mese, pari a 1 miliardo e 62 milioni di Euro annui. Ecco perché chiediamo con gran forza al Governo che, oltre ai punti definiti nel protocollo con la filiera petrolifera (commissione sulla doppia velocità dei prezzi dei carburanti, apertura della vendita attraverso la grande distribuzione e blocco settimanale degli aumenti), vi sia la realizzazione (peraltro già prevista da normative vigenti) della cosiddetta ‘accisa mobile’, tassa attualmente fissa che incide sul costo dei carburanti. Facendo in modo che questa accisa si riduca di 2 centesimi per la benzina e di 2,5 per il gasolio, non solo si eviterà di trasformare lo Stato nell’ottava compagnia petrolifera, con lucrosi guadagni, ma, in ogni caso, si avvierà un’opera di calmieramento dei prezzi".
A scendere sul piede di guerra sono invece gli autotrasportatori che, secondo la Cgia di Mestre, saranno fortemente penalizzati dagli aumenti, rischiando – a cascata – di innescare un rincaro anche per i beni di consumo. Secondo la Cgia di Mestre un autotrasportatore alla guida di un Tir di peso superiore alle 11 tonnellate con una capacità di serbatoio di 550 litri, paga, oggi, 664,8 euro per fare il pieno di gasolio. Un anno fa, per la stessa operazione, doveva lasciare alla stazione di servizio 560,2 euro (aumento quindi di 104,6 euro pari al +18,7%). In riferimento, invece, alle tratte autostradali, sempre alla luce dell’aumento del prezzo del gasolio alla pompa, l’autotrasportatore, nell’ipotesi di un consumo di 3 litri al chilometro, pagherà per percorrere l’autostrada Milano-Roma, 39,8 euro in più rispetto all’anno scorso; 27,9 euro in più sulla Torino-Venezia; 73,2 euro in più sulla Bologna-Reggio Calabria; 32,8 euro in più sulla Firenze-Napoli. ”Tenuto conto che il 70% circa delle nostre merci viaggia su gomma – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – non è da escludere che entro Natale ci ritroveremo con un aumento di tutto rispetto dei prezzi dei principali beni di consumo. Inoltre – prosegue Bortolussi – questo aumento del gasolio è un vero e proprio salasso che sta mettendo in ginocchio tantissimi ‘padroncini’ italiani. Se a questa situazione si aggiunge il rincaro delle polizze assicurative registrato in questi ultimi anni e il ritardo con cui vengono pagati i trasportatori italiani, con tempi medi che oscillano tra i 180 e i 240 giorni, lo scenario si commenta da sé”. Cgia di Mestre ricorda che gli autotrasportatori hanno la possibilità di recuperare una quota del costo del gasolio sostenuto attraverso il meccanismo della carbon tax. In pratica, ogni 1.000 litri di gasolio consumati, gli autotrasportatori hanno un credito di imposta di 19,78 euro.
Per le auto la simulazione fatta dalla Cgia di Mestre suddivide le autovetture in 4 segmenti: per le Utilitarie rispetto a 12 mesi fa, il proprietario di una piccola autovettura pagherà 5 euro in più sulla tratta Milano-Roma; 3,5 euro in più sulla Torino-Venezia; 9,1 euro in più sulla Bologna-Reggio Calabria. Per le autovetture di classe media, rispetto al dicembre 2009, il proprietario di una autovettura di media cilindrata pagherà 6,1 euro in più sulla tratta Milano-Roma; 4,3 euro in più sulla Torino-Venezia; 11,3 euro in più sulla Bologna-Reggio Calabria. Per i mezzi più grandi, rispetto a 12 mesi fa, il proprietario di una autovettura di grande cilindrata pagherà 7,5 euro in più sulla tratta Milano-Roma; 5,3 euro in più sulla Torino-Venezia; 13,9 euro in più sulla Bologna-Reggio Calabria. Infine per i Suv, sempre rispetto al dicembre 2009, un proprietario alla guida di un Suv pagherà 8,5 euro in più sulla tratta Milano-Roma; 5,9 euro in più sulla Torino-Venezia; 15,6 euro in più sulla Bologna-Reggio Calabria. Sulla stessa linea anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che denuncia un profondo stato di incertezza e di forte preoccupazione tra i produttori per il "caro-gasolio". Secondo l’associazione sono pesantissime soprattutto le conseguenze per le serre che rischiano un drammatico tracollo. I costi petroliferi, soprattutto dopo l’abolizione dell’"accisa zero", sono cresciuti in maniera dirompente (circa il 40-45 per cento in un solo anno). Ma in grave difficoltà sono anche tutte le imprese agricole che, oltre al carburante, vedono crescere gli oneri produttivi, contributivi e burocratici. Per questa ragione, la Cia chiede non solo la reintroduzione ma anche l’estensione del "bonus gasolio" per tutte le imprese agricole, in considerazione dei gravosi costi che sono costrette a sostenere.

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