Una piccola bugia può ben valere uno “sconto” o una dilazione su una bollett
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fonte:
- Il Messaggero
Una piccola bugia può ben valere uno "sconto" o una dilazione su una bolletta che non si riesce a pagare perché i soldi sono finiti. E’ la nuova tendenza che si nasconde dietro una condizione di indigenza e difficoltà economiche ormai diffusa. E ad ascoltare certe storie non sono più solo i centri di ascolto diocesani, la Caritas o le stesse parrocchie, ma sempre più le associazioni dei consumatori. La scusa ricorrente è magari una bolletta del gas irregolare. Come successo a un signore di Perugia che nelle settimane scorse si è rivolto al Codacons per chiedere la verifica di una fattura. «Dopo aver chiesto una verifica del contatore – spiegano dall’ associazione – abbiamo poi scoperto che la bolletta in questione non aveva niente di anomalo anzi, era legata ad una vecchia rateizzazione. Ed anzi, in due occasioni l’ Enel aveva cercato di staccare il gas senza riuscirvi solo perché il contatore non era accessibile». E’ uno dei tanti casi che descrivono il fenomeno delle nuove povertà. «Abbiamo ormai la certezza che tali situazioni sono ormai estese a tutti i livelli "normali"», osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. «Ci sono persone che vengono da noi per essere confortati, aiutati, per fare reclamo all’ azienda del gas per presunti conguagli errati, salvo poi scoprire che si tratta solo di un modo per allungare i tempi di pagamento. Una famiglia del Trasimeno è riuscita a non pagare per un anno dopo di che i tecnici hanno rimosso il contatore». La stessa situazione in cui si è trovato un signore del tuderte cui l’ Enel ha staccato il gas. «Ho perso il lavoro e non posso pagare», si sono sentiti dire i volontari del Codacons. «Faccio dei lavoretti saltuari, ho chiesto la rateizzazione ma non me l’ hanno concessa». «La richiesta di dilazione – ricordano dall’ associazione – va inoltrata almeno una settimana prima della scadenza per essere sicuri che sia accettata: spesso riusciamo ad ottenere buoni piani di rientro, ma più di tanto non si può fare». Un’ altra faccia della stessa medaglia riguarda coloro che si ritrovano con il quinto dello stipendio pignorato da Equitalia. «I casi più frequenti che abbiamo seguito riguardano multe non pagate – osserva Falcinelli – ma quasi sempre si tratta di procedure regolari: il massimo che possiamo fare è cercare di capire se c’ è la possibilità di intervenire per allungare i tempi di pagamento». Da marzo 2008 a giugno 2010 Equitalia Umbria ha ricevuto oltre 18.500 istanze da parte di contribuenti per dilazioni di pagamento (ex articolo 19 Dpr 602/1973): di queste, circa 12mila sono state accolte, circa 700 sono state rigettate per carenza dei presupposti formali o sostanziali (il contribuente che richiede la rateizzazione deve risultare in regola con i precedenti pagamenti, ad esempio) mentre circa 5mila posizioni sono state annullate o revocate perché, magari, le scadenze pattuite non sono state onorate. «I dati della Caritas sulle nuove povertà sono veritieri», aggiunge Carla Falcinelli. «Chi viene da noi è in genere senza speranza e spesso si vergogna di recarsi alla Caritas o in parrocchia; spesso si astengono anche dal recarsi dai servizi sociali dei Comuni che, però, non hanno soldi e spesso espongono i cittadini ad un eccesso di burocrazia e, magari, per avere appena 300 euro una tantum». Stando al rapporto Istat "La povertà in Italia nel 2009", l’ Umbria presenta un’ incidenza di povertà relativa del 6,3% (4,1% Emilia Romagna, 27,4, Calabria, il minimo ed il massimo), dato che misura la diffusione del fenomeno, ovvero di quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di povertà. L’ indicatore è in discesa, ma solo perché si è abbassata anche la linea della povertà: nel 2009 le famiglie in difficoltà hanno infatti mostrato una spesa media ancora inferiore rispetto a quella del 2008. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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