9 Novembre 2010

Lo scandalo di Pompei

La notizia del crollo nell’ area archeologica di Pompei ha fatto il giro del mondo. Un crollo che incide, e non poco, sull’ immagine che si ha all’ estero del Belpaese: una penisola dominata dalle bellezze archeologiche e naturali la quale, tuttavia, valorizza poco i suoi beni lasciando piuttosto campo libero al degrado e all’ incuria. Non è un dato nuovo: in Italia il concetto di manutenzione è poco percepito dalle Istituzioni, impalpabile persino presso enti come le Soprintendenze che hanno unico scopo quello di monitorare, proteggere, conservare. Le dichiarazioni "a caldo" del Ministro dei Beni Culturali confermano queste impressioni e ci danno la cifra della inefficienza del sistema di gestione. Rischi corrono da tempo anche il Palatino, Villa Adriana e tanti siti dell’ epoca romana ed etrusca presenti in Italia. Insomma un sistema "colabrodo" che è fondato su programmazioni carenti e su visioni dal respiro cortissimo. L’ unica gestione sicura sembra essere quella commissariale. Agire con ordinanze che operano in deroga alle leggi ordinarie, svincolati da controlli e responsabilitá, è un modello che in Italia prende piede anche nel mondo dei beni culturali. Eppure la logica dell’ emergenza alimenta un sistema autoritario che talvolta facilita anche gli affari, come le recenti cronache hanno evidenziato. Il crollo della "casa dei Gladiatori" potrebbe produrre una nuova scossa tellurica che fará smuovere dal torpore chi ha compiti di controllo. Intanto il Codacons sta valutando di presentare un esposto in Procura per accertare le eventuali responsabilitá di un crollo che ha fatto colorare di rosso pompeiano le guance delle Istituzioni. * Ufficio legale.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this