Califano chiede il sussidio statale: “Ho solo 10mila euro a semestre”
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fonte:
- Libertà
ROMA – Da quattro mesi bloccato tra le mura domestiche per via di un incidente che gli è costato tre vertebre rotte, senza la possibilità, al momento, di fare serate, e con unica fonte di reddito i diritti d’ autore delle sue canzoni percepiti dalla Siae, cioè «10 mila euro a semestre», Franco Califano, 72 anni, chiede aiuto allo Stato e invoca il sussidio previsto dalla Legge Bacchelli. Il noto cantautore spiega le ragioni del suo appello in un’ intervista sul Corriere della sera. «Vivo in affitto – racconta – e non sono più autosufficiente». Nel suo entourage la reazione alla sua richiesta pubblica è un clamoroso «no». «Il maestro è solo depresso per le conseguenze dell’ incidente, ma non è in uno stato di difficoltà economiche tali da rientrare nella legge Bacchelli. Si sta curando e a Natale ricomincerà a fare serate», sostiene il suo legale. Niente legge Bacchelli al cantante anche per il Codacons, il cui presidente, Carlo Rienzi, sottolinea: «Franco Califano ha già guadagnato molto e tuttora guadagna più di qualsiasi altro pensionato». «Non mi sembra – spiega Rienzi – che il cantante abbia avuto nel corso della sua esistenza uno stile di vita esemplare, tale da riconoscergli una sorta di premio qual è appunto il sussidio in questione. Poi c’ è da dire che nel corso della sua carriera Califano di soldi ne ha guadagnati e parecchi. Se poi di tale denaro ha fatto un uso poco accorto, al punto che oggi, come lui stesso dichiara, non dispone di una casa di proprietà e vive in affitto, ciò è da attribuire unicamente alle sue scelte». «Il cantante – aggiunge Rienzi – afferma poi di percepire ogni semestre dalla Siae circa 10mila euro di diritti d’ autore, ossia 20mila euro su base annua. Se pensiamo che in Italia il 71,9% delle pensioni non supera i 1.000 euro mensili (12mila euro annui) e che quasi un pensionato su due (45,9%) vive addirittura con meno di 500 euro al mese (meno di 6mila annui), direi che il signor Califano non se la passa certo male».
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