7 Novembre 2010

“Senza casa nè lavoro, cedo un rene”

Rimane senza lavoro, chiede piccolissimi prestiti alla sua banca e si ritrova indebitato sino al collo, con spese di gestione pari alle rate da pagare. Di più: il tecnico modenese vittima del cappio di prestiti che al momento non può pagare, si ritrova con l’ Inps alle calcagna che chiede la restituzione di mesi di indennità di disoccupazione perchè nelle uniche tre setimane lavorate in un anno e mezzo il suo datore di lavoro non ha comunicato la sua assunzione. E come se tutto questo non bastasse tra due giorni l’ ufficiale giudiziario dovrebbe arrivare per lo sfratto da casa mentre ai creditori si aggiunge anche la moglie separata che reclama il pagamento dell’ assegno. «Che altro posso fare se non cedere un rene per continuare a sopravvivere?» E’ questo il disperato grido d’ aiuto di Mario (il nome è di fantasia), 41 anni, esperto d’ informatica che ieri è stato ospitato dal Codacons di Modena per lanciare il suo appello. «Dall’ estate del 2009 – racconta l’ uomo, visibilmente provato dalla tensione per la situazione in cui è venuto a trovarsi – mi sono trovato disoccupato e senza il paracadute della cassa integrazione, visto che l’ azienda per cui lavoravo era piccola. L’ unica possibilità di sopravvivenza era quindi legata all’ indennità di disoccupazione anche se le poche centinaia di euro al mese del sussidio non mi garantivano il pagamento di tutte le spese. Così ho fatto presente alla banca le mie difficoltà e di conseguenza mi hanno cambiato, senza possibilità di replica, le condizioni del fido: oggi per mantenere lo stesso conto corrente mi tocca spendere 600 euro all’ anno. Per me sono una spesa enorme, visto quello che mi è successo. In più l’ utilizzo delle carte revolving non ha fatto altro che far lievitare gli interessi sugli interessi e quindi siamo arrivati a un passivo di 1500 euro». «Una scelta sciagurata quell’ istituto bancario – interviene Fabio Galli, responsabile del Codacons modenese – Chiederemo l’ intervento delle autorità di vigilanza sugli istituti di credito perchè non è possibile chiedere 155 euro ogni tre mesi per un capitale di 1500 euro e in più addebitare 32 euro di spese per 35 euro di rata. E’ tutto scritto, nero su bianco». Mario ascolta con gli occhi lucidi, con lo sguardo cerca nella sede dell’ associazione consumatori una via d’ uscita che gli eviti di dormire sulle panchine: «L’ anno scorso trovai occupazione in una rivendita di computer per l’ assistenza ai clienti nel periodo prima di Natale – conclude – Tutto a posto, contratto regolare, ma niente segnalazione all’ Inps che poco tempo dopo mi scatena la guerra: blocca la disoccupazione che sarebbe dovuta ripartire a fine occupazione e chiede gli arretrati. Come faccio? Così è partita la guerra dei creditori che tra pochi giorni mi porterà fuori casa anche perchè non ce la faccio più a pagare l’ affitto». «Un caso esemplare – protesta – A questa gente immiserita dal caos economico cosa offrono gli enti locali? Il Comune preferisce tagliare le spese per i servizi sociali e continuare a spendere per le fioriere e le strade?»

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