Pompei a rischio, possibili altri crolli
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fonte:
- Alto Adige
- Gazzetta di Modena
- Il Centro
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Tribuna di Treviso
- Trentino extra
La Città di Salerno
La Nuova Ferrara
La Nuova Sardegna
Il Mattino di Padova
La Nuova di Venezia e Mestre
POMPEI. Si dice preoccupato per il rischio di nuovi crolli, annuncia che sul disastro di Pompei riferirà al Parlamento e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva parlato di «vergogna» per l’ Italia, replica: «Se avessi responsabilità mi dimetterei». Non lascia Sandro Bondi, nonostante dal Pd, così come dall’ Italia dei Valori e dai finiani si moltiplichino le richieste di dimissioni. Nonostante la notizia sia in prima pagina sui più importanti media del mondo, come il New York Times e la Bbc, che raccolgono le accuse di «negligenza e cattiva gestione» provenienti da archeologi e commentatori. Il giorno dopo la fine ingloriosa della Schola Armaturarum, sbriciolata dall’ incuria e da un restauro inadeguato, il ministro dei Beni culturali che davanti ai tagli di Giulio Tremonti disse «con la cultura non si mangia», rivendica «il grande lavoro fatto» e sottolinea di aver sollecitato a Silvio Berlusconi «risorse sufficienti». Fondi sempre più urgenti se, come lo stesso Bondi ammette al termine del sopralluogo sulle macerie della Casa dei gladiatori, «i crolli potrebbero riguardare anche altri edifici». Il maggiore elemento di rischio sarebbero le infiltrazioni d’ acqua che, è stato confermato ieri, hanno determinato l’ implosione del prezioso edificio di via dell’ Abbondanza. La domus, tuttavia, ha assicurato Bondi, «potrà essere restaurato completamente». Per salvare Pompei, il ministro annuncia ora «un piano di manutenzione straordinaria» e la costituzione di un gruppo di lavoro da affiancare alla Soprintendenza. Poi sottolinea: «Non c’ è solo un problema di risorse: negli anni scorsi si è riusciti a spendere solo la metà dei fondi assegnati». Ogni anno Pompei incassa grazie ai biglietti 20-25 milioni l’ anno: secondo Bondi, però, mancano capacità manageriali adeguate per usare in modo efficiente le risorse. Dunque, afferma, bisogna «affiancare ai sovrintendenti nuove figure professionali». Ma dall’ opposizione, così come dai finiani, su Bondi piovono critiche. «Pompei è la metafora di questo Paese» dice il segretario Pd Pierluigi Bersani, accusando il commissario di aver speso «l’ 80% di 60 milioni per la valorizzazione e il 20% per la manutenzione» del sito. Smentita di Bondi: «Solo il 7% per la promozione». Una difesa inutile per Fabio Granata di Futuro e libertà: a Bastia Umbra, davanti a Gianfranco Fini che aveva parlato di «dolore» per la notizia, affonda: «Bondi deve dimettersi, sta distruggendo la cultura italiana». «Il crollo di Pompei è la metafora di un crollo italiano» accusa il leader dell’ Udc Pierferdinando Casini. Parole simili a quelle usate da Antonio Di Pietro: per l’ IdV, Bondi è un «ministro inutile» e deve andarsene. Una voce preoccupata anche dal governo: «Non è possibile» dice il ministro Renato Brunetta, «che il Paese non investa in un sito che produce reddito». E mentre il Touring club si dichiara pronto «a tenere aperto il sito di Pompei», il Codacons annuncia un esposto alla procura e alla Corte dei conti. (m.r.t.) © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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