24 Ottobre 2010

Smog, l’ inchiesta va avant

Smog, l’ inchiesta va avanti

MILANO – ANCORA SEI MESI per l’ inchiesta sullo smog che vede tra gli indagati il presidente della Lombardia Roberto Formigoni: gli esperti non hanno ancora completato la loro maxi-perizia. E’ l’ indagine per la quale, come emerge dalle ormai famose telefonate agli atti della vicenda "P3", il geometra Pasquale Lombardi e il magistrato Angelo Gargani si attivarono per conoscerne gli esiti contattando il procuratore aggiunto Nicola Cerrato, co-assegnatario del fascicolo insieme al pm Giulio Benedetti. L’ inchiesta vede indagati anche il presidente della Provincia Guido Podestà e il sindaco Letizia Moratti, ed era nata da un esposto del Codacons per i ripetuti superamenti della soglia delle Pm10, polveri sottili inquinanti. Ben 91 all’ anno in media a partire dal 2002 – secondo l’ esposto – quando le direttive dell’ Unione europea ne tollerano 35 al massimo. La procura sta cercando di accertare se gli enti territoriali abbiano fatto almeno il posssibile per limitare l’ inquinamento. E per provare a capirlo, a luglio i magistrati hanno conferito una gigantesca consulenza tecnica (172 documenti offerti alla valutazione dei periti) a due professori del Politecnico e a un epidemiologo dell’ Asl. A loro la procura chiede di accertare quante volte per ciascun anno dal 2004 al 2009 siano stati superati a Milano i valori limite dell’ inquinamento, quali fattori non solo di conformazione geografica ma anche di organizzazione (per esempio il traffico o la combustione delle caldaie) incidano sulla qualità dell’ aria, e se le misure adottate dagli enti locali siano state efficaci. Nell’ ipotesi di superamento delle soglie, i pm chiedono anche di sapere se si possa stabilire una correlazione tra inquinamento e malattie, numero di ricoveri e addirittura di decessi. A dicembre, quando Formigoni ricevette l’ avviso di garanzia per lo smog (l’ ipotesi di reato è prevista dall’ articolo 674 del codice penale, quello che punisce «chiunque provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo»), il presidente lombardo ci scherzò su: «Volevate l’ avviso di garanzia? Eccolo – tuonò ironico mostrando ai giornalisti il foglio di notifica -. Finalmente hanno trovato il modo d’ incastrare il presidente della Regione». Lo scorso luglio, però, quando esplose l’ affare "P3", si scoprì dalle intercettazioni che pochi giorni dopo l’ iscrizione di Formigoni tra gli indagati, il magistrato Gargani avrebbe messo in contatto il geometra Lombardi (arrestato per la "P3" e buon amico di Formigoni) con il procuratore Cerrato. Lombardi voleva vedere il magistrato per capire che aria tirasse e Gargani gli chiedeva se già conoscesse Cerrato. La risposta: «Si deve ricordare, se non si ricorda glielo ricordi, gli dici che questa è roba nostra e deve venire un poco da te… tu gli dici che è amico di Giacomino, amico mio e di tutti quanti». Gargani avrebbe procurato l’ appuntamento. L’ accenno era a Giacomo Caliendo, il sottosegretario alla Giustizia.

 

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