Conciliazioni alle Poste, consumatori divisi
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fonte:
- Leggo
Disservizi e conciliazione gratuita: l’ iter è praticato con successo da Poste Italiane in Puglia (come riferito in un nostro servizio nei giorni scorsi) ma per Pino Salamon, presidente di Adoc Puglia si può ancora fare di più. «La realtà è sempre diversa dai proclami – denuncia Salamon – l’ attuazione è complicata, non solo per i tempi lunghi, ma anche perché in Puglia si prendono in esame solo pacchi e raccomandate e solo nei casi in cui la mancata consegna abbia arrecato grossi disagi come il non essersi presentato a un colloquio di lavoro oppure a un’ udienza in tribunale. Le Poste ti invitano a conciliare, ma poi ti mettono in condizione di rinunciare. Prendete l’ esempio di chi ha un problema con un pacco a Palo del Colle e per avere spiegazioni deve andare a Bitonto, o da Torre a mare deve recarsi a Poggiofranco. Di fatto le conciliazioni sono ridotte al lumicino. E che dire del Bancoposta? E’ tutto centralizzato e fa capo a Roma. Ogni anno facciamo una 15ina di conciliazioni, chiedendo all’ utente l’ iscrizione minima di 5 euro». Di tutt’ altro avviso è Dario Durso, dell’ ufficio stampa del Codacons, esperto di conciliazioni. «E’ una via privilegiata per chi si affida alle associazioni dei consumatori – spiega l’ avvocato Dario Durso – E’ chiaro che l’ utente da solo è tagliato fuori. Per assistere chi è danneggiato chiediamo mediamente 50 euro. L’ iscrizione è valida un anno per tutto il nucleo familiare. I reclami sono molti di più delle conciliazioni che vanno a buon fine. Solo noi ne facciamo mediamente 4-5 al mese. Spesso si agisce per questioni di modico valore. In linea di principio si dovrebbe reclamare anche per 10 euro, per una causa occorrono almeno 38 euro. In molti casi non ne vale la pena. Di positivo c’ è che abbiamo finalmente riaperto un dialogo con le Poste, cosa che invece non riusciamo a fare con il mercato libero del gas e dell’ energia». (A.Loc./ass)
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