1 Ottobre 2010

No all’ intesa benzinai-governo

MILANOL’ accordo aveva evitato tre giorni di sciopero e il rischio concreto di rimanere a secco per gli automobilisti più sprovveduti, ma molto – evidentemente troppo – era stato sacrificato sull’ altare della liberalizzazione promessa. Ed ecco che ieri l’ Antitrust è intervenuta per dire che l’ intesa tra il governo e le associazioni di categoria dei gestori degli impianti di carburante così com’ è non va bene.L’ autorità «ritiene che le modifiche proposte allo schema di disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza e di seguito individuate, siano peggiorative, sotto il profilo concorrenziale, rispetto alle soluzioni normative in materia individuate originariamente nello schema di disegno di legge annuale predisposto dal ministero dello Sviluppo economico».Quali sono, allora, le novità introdotte nel disegno di legge che maggiormente preoccupano l’ Antitrust? Innanzitutto la soppressione del divieto, per regioni e comuni, di introdurre restrizioni della concorrenza, in particolare per quanto riguarda l’ uso del self service pre-pay durante l’ orario di apertura e la diffusione di impianti completamente automatizzati. Poi l’ abolizione della norma che vietava agli enti locali di obbligare i nuovi impianti a garantire allo stesso tempo la distribuzione di metano e/o Gpl.Nella segnalazione inviata dall’ autorità al governo e al parlamento si auspica che tali limitazioni vengano eliminate dal disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza o già in sede di analisi del provvedimento da parte del consiglio dei ministri oppure durante l’ esame parlamentare. L’ unica nota positiva sull’ accordo riguarda la conferma della liberalizzazione delle forme contrattuali, almeno nelle sue linee guida. Il Codacons ha commentato positivamente i rilievi dell’ Antitrust e il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi, ritiene che il governo debba accoglierli, annullare l’ accordo e studiare assieme alle associazioni dei consumatori «strumenti che possano garantire la concorrenza». La cosa più importante da fare, secondo Rienzi, è liberalizzare la vendita dei carburanti soprattutto attraverso l’ apertura alla grande distribuzione, una misura «finora ostacolata dai gestori e dalle regioni, ma che comporterebbero risparmi fino a 8 centesimi di euro al litro».Tra le associazioni di categoria dei distributori, la Fegica Cisl è soddisfatta per l’ auspicio dell’ Authority sull’ eliminazione dei vincoli di esclusiva di approvvigionamento nei rapporti con i produttori. Non rinnega però, e anzi difende, l’ accordo del 14 settembre, che a suo dire «va esattamente nella direzione di una maggior concorrenza e di un tendenziale contenimento dei prezzi al pubblico dei carburanti». Secondo l’ Adoc, l’ Associazione per la difesa e l’ orientamento dei consumatori, la mancata liberalizzazione ha reso il prezzo della benzina in Italia tra i più cari d’ Europa, per la verde il 2,1% in più rispetto alla media della zona euro. Solo in Olanda, Finlandia e Grecia, sostiene l’ Adoc, fare il pieno costa di più mentre in Spagna si risparmierebbe oltre il 20%, più o meno come in Svizzera.© RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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