ROMA: ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI SUGLI STIPENDI D’ORO DEI DIRIGENTI CAPITOLINI
POSSIBILI DANNI PER LA COLLETTIVITA’
Il Codacons ha depositato oggi un esposto alla Corte dei Conti del Lazio, relativo ai compensi spettanti a manager e dirigenti di aziende legate al Comune di Roma.
Gli stipendi d’oro dei superdirigenti delle aziende capitoline nelle società partecipate (interamente o in parte) dal Comune di Roma, rappresentano una questione che purtroppo va avanti da anni, un modus operandi che il sindaco Alemanno sembrerebbe avere ereditato e replicato – spiega l’associazione nell’esposto – Il compenso di alcuni dirigenti, infatti, si aggirerebbe intorno ai 500 mila euro annui superando di gran lunga quello del sindaco Gianni Alemanno pari a 130.172 euro.
Per il caso di società a totale partecipazione pubblica, ma detenuta da due o più enti locali, al Presidente e ai componenti del Consiglio di amministrazione possono essere riconosciuti rispettivamente non più dell’80 e del 70 per cento dell’indennità spettante al rappresentante legale del socio pubblico con la maggiore quota di partecipazione ovvero, soltanto in caso di parità di quote, a quella di maggiore importo tra le indennità spettanti ai rappresentanti dei soci pubblici.
Com’è possibile allora che si verifichino ipotesi in cui i dirigenti abbiano compensi superiori a quelli del sindaco dal momento che ci sono delle delibere comunali che fissano i tetti degli stipendi? Semplice: il limite vale solo per la parte fissa del compenso, non per i premi ad obiettivo. E poi, cumulando diverse cariche o consulenze, si può guadagnare molto di più. Tale questione porta necessariamente alla ribalta i criteri per la determinazione della retribuzione dei supermanager capitolini che andrebbero contro le norme comunali e statali, previste in una delibera del 2007 e nella Finanziaria dello stesso anno.
Per tale motivo il Codacons ha chiesto oggi alla Corte dei Conti di aprire una indagine finalizzata a verificare eventuali abusi o sprechi di denaro pubblico a danno della collettività e, conseguentemente, sanzionare le eventuali scelte dannose per la collettività stessa.
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