16 Settembre 2010

Detersivo al posto dell’ acqua “coloranti per distinguerli”

Distinguerla dall’ acqua. Perché la soda caustica non può finire in un bicchiere al posto di un’ innocua minerale, e trasformare vite umane in drammi. Stesso colore, a guardarle in una bottiglia sembrano identiche. Sembrano, ma non sono. E qualcuno finisce sempre che si sbaglia, anche perché può succedere che la facilitazione di mettere la soda in una bottiglia d’ acqua non sia accompagnata dalla necessaria attenzione nel tenerle ben separate. E se qualcuno si sbaglia, poi inevitabilmente finisce che qualcun altro se la passi veramente male. Ergo, il dramma di San Sisto è servito. «Sono otto anni che denunciamo il problema, e sono otto anni che siamo puntualmente non ascoltati. Quanti altri drammi dovranno ancora consumarsi prima che venga emanato un apposito decreto che imponga alle industrie detergenti di colorare queste sostanze tossiche con colori particolari, viola o nero ad esempio, difficilmente confondibili con l’ acqua e poi a fornire assieme ai contenitori grandi anche altri, più piccoli, per facilitare il travaso del prodotto?». Firmato Codacons, che non ha esitazioni nel definire «non incidenti» situazioni come quella che lo scorso sabato ha visto un ragazzo finire in rianimazione per un tragico errore al bancone di un bar. Altro punto sul quale insistono dal Codacons è un invito a tutti i consumatori a «non bere nulla se gli operatori di bar e ristoranti non aprono, come dovrebbero, bottiglie e bibite direttamente davanti al cliente». «Anche la Cassazione su questo punto è stata chiara: le bottiglie di soda caustica devono essere "segnalate" da etichette ben visibili e comunque stare in ambienti ben separati dai banconi» fa eco David Furia, legale di Daniele e della sua famiglia. «Al momento non abbiamo presentato alcuna querela – continua – abbiamo preso contatto con i legali della barista, ma soprattutto aspettiamo che Daniele si risvegli nei prossimi giorni. Vedremo anche come si muoverà il gip, la dottoressa Avila. Per ora sappiamo che solo la barista è stata iscritta nel registro degli indagati. Ma ripeto, tutto per ora è subordinato al miglioramento delle condizioni del ragazzo». «Quello che si può dire – conclude l’ avvocato Furia – è che ciò che è successo in quella pasticceria a San Sisto non è un fatto imprevedibile, ma un errore gravissimo nel quale mi sembra siano state violate regole elementari di cautela». Nel frattempo oltre ai legali, anche gli inquirenti (Nas assieme ad Asl e polizia hanno già effettuato controlli in due attività della ditta Fiorucci, con sequestro della bottiglia con il detersivo e di un magazzino) e le assicurazioni sono al lavoro per ricostruire con la massima esattezza possibile la dinamica di quel maledetto "caffè con acqua" di sabato scorso. Da un punto di vista civilistico e risarcitorio dovrebbe essere tirata in ballo la ditta Fiorucci in quanto datore di lavoro. L’ aspetto penale è invece in assoluto divenire. Già, ma come sta Daniele? Ancora sedato, il ragazzo ieri ha probabilmente passato l’ ultima giornata con il respiratore artificiale. Oggi, infatti, il personale medico sanitario del Santa Maria della Misericordia che lo tiene in costante osservazione dovrebbe rimuovere il "tubo" per la respirazione e applicargli un sondino naso-gastrico per iniziare a respirare da solo. Il tutto al fine di poter essere nuovamente trasferito dalla rianimazione alla clinica di gastroenterologia del professor Morelli, e di risvegliarsi piano piano. Gli organi tenuti in particolar modo sotto osservazione, in questo momento sarebbero la gola e lo stomaco. RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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