Ma a che servirà mai un presidente Consob
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fonte:
- il Riformista
Sono quasi venti giorni che il settantaseienne Lamberto Cardia, l’ ex presidente della Commissione nazionale sulle società e la Borsa (Consob), ha lasciato l’ Authority per le Ferrovie dello Stato. Ma evidentemente, non per tutti è un problema l’ assenza del garante, una figura chiave nel coordinamento dell’ attività di vigilanza e di controllo del mercato finanziario. C’ è anche chi dice che la presidenza vacante non pesa sull’ operatività quotidiana dell’ istituto: sono gli stessi funzionari Consob a sottolinearlo. Dall’ autorità di Piazza Verdi spiegano che il reggente è Vittorio Conti, il commissario anziano che ricopre il ruolo di presidente vicario. «Con lui – dice una fonte Consob – gli uffici e la commissione lavorano a pieno ritmo». Continua la fonte: «Il problema della presidenza è dettato solo dalla politica, ma non tocca minimante l’ attività quotidiana di controllo: la stampa italiana sta drammatizzando eccessivamente. E lo dimostreremo tra qualche giorno – conclude quando concluderemo un procedimento molto importante su una nota azienda». Sarà. Ma se l’ assenza del presidente della Consob non è un problema per la stessa Authority, allora perché è stata istituita quella figura? Lo Stato potrebbe risparmiare i circa 500mila euro di stipendio che eroga annualmente al capo della Consob. Il tetto della retribuzione dei manager delle autorità indipendenti è il doppio rispetto al limite di 274 mila euro (la retribuzione annuale del primo presidente della Corte di Cassazione). Ieri anche Francesco Giavazzi con un editoriale in prima pasollevato il problema Consob. Ha scritto che «il mercato finanziario è il luogo in cui si incrociano le esigenze di finanziamento delle imprese e il risparmio delle famiglie. Informazioni puntuali affinché l’ incontro avvenga nelle condizioni di massima trasparenza. Questo è il compito della Consob, che oggi però lo esercita in modo solo formale e burocratico». E senza presidente, potremmo aggiungere. Obiettivamente il problema c’ è, anche se il governo sembra trascurarlo e la Commissione costretta a minimizzarlo. Il caso Consob non riguarda solo la presidenza. Ma anche i tre commissari: Conti (il reggente) Luca Enriques e Michele Pezzinga. Da marzo la commissione ha un posto vacante, quello di Paolo Di Benedetto dimessosi lo scorso marzo «per motivi esclusivamente personali», e la commissione per deliberare richiede il numero minimo di tre commissari: ossia del plenum odierno. Secondo alcuni osservatori, le questioni che dovranno affrontare i tre commissari nelle prossime settimane sono troppe e molto delicate: si va dal regolamento attuativo della direttiva Ue sull’ Opa, al codice etico interno sulla condotta dei dipendenti Consob. C’ è chi dice che il nuovo presidente verrà nominato a settembre. Nei giorni scorsi provocatoriamente si è candidato alla presidenza della commissione il controverso presidente del Codacons Carlo Rienzi e da giorni il processo di sostituzione del vertice della Consob sembra essersi arenato dopo un’ iniziale candidatura di Antonio Catricalà, attuale numero uno dell’ Antitrust. Ora il sottosegretario all’ Economia Giuseppe Vegas potrebbe guadagnare nuovamente terreno. Uno sfrenato toto-nomine. Ci troviamo nel mezzo di importanti riforme finanziarie internazionali: il risultato è il rallentamento di un’ istituzione primaria per il funzionamento del mercato finanziario in un momento delicatissimo della congiuntura internazionale. Quanto ai tre commissari superstiti, guai ad assentarsi o ad ammalarsi: una commissione ridotta al minimo non lo permette. Ieri, per esempio, il commissario anziano si è recato a Parigi per una conferenza. La commissione non si è potuta riunire. Ma tanto – come dicono dalla Consob – non c’ è alcun problema.
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