17 Luglio 2010

Tornano le “tariffe minime” per l’ autotrasporto Il no dell’ Antitrust: problemi per la concorrenza

DA ROMA S comparse in una notte dal ‘ maxi-emendamento’ sulla manovra, le nuove norme sull’ autotrasporto sono ricomparse ieri in un decretolegge predisposto dal ministro Matteoli e approvato dal Consiglio dei ministri. E hanno provocato una levata di scudi molto forte da parte dell’ Antitrust e della Confindustria. Il primo a scendere in campo contro il governo è stato il presidente dell’ Autorità che si occupa di concorrenza, Antonio Catricalà, che in un comunicato dai toni inusuali è arrivato ad auspicare che il Parlamento respinga il decreto appena varato. D’ altronde già prima della riunione governativa, di buon mattino, l’ Antitrust si era attivato con una apposita segnalazione inviata a Palazzo Chigi, in cui si denunciava il rischio d’ introdurre «restrizioni» alla concorrenza solo per garantire i «livelli di reddito» degli autotrasportatori. Catricalà ha puntato il dito sul fatto che, «dopo avere annunciato una politica di liberalizzazioni, il governo si contraddice, ripristinando nella sostanza tariffe minime inderogabili », anche per i contratti scritti, e finendo così col favorire chi offre servizi di scarsa qualità. Secondo l’ Antitrust, «ora c’ è il rischio che altre categorie chiedano lo stesso privilegio, ai danni della concorrenza e dei consumatori ». L’ Autorità critica anche la previsione di un ulteriore intervento del governo per determinare le tariffe minime qualora non si arrivasse, in 9 mesi, ad accordi volontari dentro la categoria. Altrettanto pesante è il giudizio dell’ associazione degli imprenditori, che ha parlato di un «precedente grave» e manifestato «forte preoccupazione» per «misure che aggravano i costi delle imprese e che sono chiaramente anticoncorrenziali»; e, in piena sintonia con l’ Antitrust, chiede «che il decreto non sia convertito». No anche dei consumatori: «Il governo cede alla lobby degli autotrasportatori», lamenta il Codacons. Il governo ha spiegato la propria decisione sostenendo che il decreto «garantisce un migliore equilibrio commerciale dei ruoli dei vettori e dei committenti, attraverso gli accordi di settore per categorie merceologiche». (E. Fat.)

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