Dal rio trasformato in fogna arrivano odori nauseabondi
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fonte:
- La Nazione
-FUCECCHIO- SEMPRE piu’ difficile, a San Pierino, la situazione di degrado ambientale creata dal cosiddetto Rio di Macone, una vera e propria fogna a cielo aperto che scorre attraverso i campi nell’ area a nord ovest della frazione per finire, poi, in Arno. Il Rio, che proviene dalle colline di San Miniato raccoglie nell’ attraversare l’ abitato sampierinese sia le acque reflue delle abitazioni che, probabilmente, anche quelle delle attività produttive che si trovano nella zona, dalla parte di Santa Croce, e che non hanno allacciamento alla fognatura pubblica. Per gli abitanti delle aree d’ intorno, i miasmi provenienti dal canale e che sono causa di non pochi disagi anche nelle stagioni meno calde, divengono intollerabili quando, come in estate, la temperatura si alza e la mancanza di pioggia concentra i liquami. In questo periodo di temperatura torrida, poi, specie alla sera quando l’ aria è immobile, questa diviene irrespirabile anche a centinaia di metri di distanza sia per chi ha la propria casa a nord che a sud di Ventignano. L’ aggravarsi dei problemi collegati alla vicinanza del Rio è dovuto, specie negli ultimi anni, anche dal fatto che San Pierino è piu’ che raddoppiato, demograficamente, con il moltiplicarsi degli insediamenti residenziali. E le cose non potranno che peggiorare –come fanno notare alcuni sampierinesi- visto che si stanno costruendo ancora altri blocchi d’ appartamenti. Inoltre, come sottolineano gli stessi residenti, non è stato effettuato alcun intervento per salvaguardare chi vive nelle adiacenze del Rio e in particolar modo nel suo tratto finale: era stato detto d’ intubare e chiudere fino alla cateratta sull’ Arno le acque reflue e di scavare un nuovo fosso per deviare le acque piovane provenienti dall’ area pisana, sempre fino alla chiusa, ma non se n’ è fatto di nulla. Per di piu’ sarebbe necessario almeno tener pulito il letto del Rio, specie nel suo ultimo percorso, evitando che il verde spontaneo e la sporcizia riducano o impediscano il deflusso che quando trova degli ostacoli rallenta, con l’ innalzamento del livello delle acque reflue. I cattivi odori, ma anche il proliferare delle zanzare e i rischi igienico-sanitari, sembrano non preoccupare nessuno. Né si è mosso il Consorzio Idraulico della Valdera che qui sostituisce quello del Padule e che dovrebbe provvedere alla regimazione quantomeno superficiale a fronte delle esazioni che non pochi cittadini si preparerebbero a contestare con l’ assistenza dell’ ufficio legale di Codacons. Stando sempre a quanto sostengono i residenti le condizioni delle acque si aggraverebbero proprio nel tratto ultimo del Rio, cioè piu’ ad ovest verso Santa Croce dove appunto si trovano dei capannoni industriali. Ma qual è la situazione della rete fognaria in questa parte del territorio fucecchiese? E perché nessuno ha previsto un piccolo impianto di depurazione in concomitanza con lo sviluppo edilizio? Col secondo ponte sull’ Arno e con la variante alla SR 436 in ritardo di anni, con il centro diviso in due da un traffico sempre piu’ aggressivo, davvero si puo’ tollerare anche questo Rio di Macone?
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