14 Luglio 2010

Caldo, altra settimana torrida

 
Arpav annuncia temporali: «Ma serviranno a poco». A Nordest media sui 30° (percepiti 40°) 
 

 
Altro che arrivo di una ondata di refrigerio, le colonnina di mercurio puntano sempre più verso l’alto: una ventina di città a rischio tra le quali anche Venezia, Verona, Trieste. Il bollettino sulle ondate di calore del Dipartimento della Protezione Civile lancia un quadro davvero preoccupante, situazione che verso il fine settimana dovrebbe ulteriormente peggiorare soprattutto a causa dell’afa. I dati infatti indicano allerta di livello 3 – quello massimo, in cui si prevedono «condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi» nei quali «è necessario adottare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio» – a Bolzano, Bologna, Genova e Roma mentre Trieste, Torino, Perugia, Milano, Firenze e Brescia rimarranno a livello 2.
      Il massimo delle ondate di calore si registrerà domani in sette città: Bolzano, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Roma e Torino, dove l’allerta sarà al livello massimo. In altre sei – Trieste, Rieti, Perugia, Milano, Frosinone e Campobasso – si attesterà invece al livello 2.
      Il fine settimana sarà il Centro-Sud a superare i 40 gradi. La situazione non è comunque in risoluzione, anzi, il fine settimana potrebbe essere davvero torrido, con un tasso di umidità decisamente sopra la media, come spiega il Centro Meteo di Teolo: «Nei prossimi giorni ci sarà un po’ di instabilità in montagna, ma servirà davvero a poco. Arriverà infatti un altro anticiclone e le temperature saliranno ulteriormente, almeno per questa settimana. Poi si starà a vedere».
      Le temperature sono sicuramente un po’ sopra la norma, ma ancora nulla rispetto al 2003 quando le temperature restarono alte per quasi tutta l’estate, non dando neppure un giorno di tregua.
      E in vista del grande caldo, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha convocato i responsabili delle Regioni e dei Comuni per verificare l’attuazione del Piano anti- caldo, scopo della riunione, sensibilizzare ulteriormente i servizi sociali dei Comuni e i servizi sanitari delle Asl sulla necessità di un pronto intervento a favore delle categorie maggiormente a rischio. Un piano che il Codacons ha però bocciato, e in modo alquanto pesante. «Il problema vero – aggiunge l’associazione dei consumatori – è rifare il Piano operativo 2010, essendo il Piano identico a quello degli anni precedenti, già falliti perché non si obbligava nessuno, Comuni o Asl che siano, a fare qualcosa di preciso». Tra i punti critici già denunciati dall’associazione le «anagrafi della fragilità», che sono «uno sterminato elenco di chi ha più di sessantacinque anni, invece di chi è effettivamente a rischio per la sua condizione fisica», il fatto che «nessuno sia tenuto ad andare a visitare gli anziani più a rischio quando si passa dal livello 2 al livello 3» e che «nessuno sia incaricato di raccogliere i dati sugli anziani morti».
 
 

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