L’ Italia delle corporazioni, delle lobby, dei particolarismi, dei pansindacalismi e degli associazionismi
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – Viene il mal di testa, più nausea, a citarne un po’ , visto che tutte non si può perchè servirebbero tre Enciclopedie Treccani da quaranta tomi l’ una più aggiunte e aggiornamenti voluminosi.
Ma sfidando lo svenimento, ci si può provare ad abbozzare una lista provvisoria, che aumenterà ogni giorno di decine di unità da qui al voto finale della manovra economica: Anaao, Cimo, Aaroi, Mdc, Fmv, Fassid, Fessmed, Fish, Auser, Cia (che non è quella degli yankee cattivi ma la più bonaria Confederazione italiana agricoltori), Vas, Aigi, Assomed, Anpo, Ascoti, Usae (sì, c’ è anche l’ Unione Sindacati Autonomi Europei), Fials, Adusbef, Fand, Emac, Sds, Snabi, Sinafo…
Sono alcune, solo alcune e pochissime, delle sigle dell’ Italia delle corporazioni, delle lobby, dei particolarismi, dei pansindacalismi e degli associazionismi in tutte le loro forme più specifiche e più varie (secondo la stima dell’ economista Francesco Giavazzi succhiano allo Stato in aiuti o altre provvidenze 25 miliardi di euro che, guarda un po’ , è proprio l’ entità dell’ attuale manovra) che in queste ore stanno insorgendo contro la scure tremontiana.
Fino a comporre un popolo di no-isti (no, no e poi no) o del Nimby (Not in my beckyard) in cui si mescolano, con buone ragioni o con pretesti di difesa corporativa, veterinari e anestesisti, coltivatori diretti e fisioterapisti, magistrati e maestri con targa Cobas, militi e poliziotti, consumatori e rianimatori, guardiacaccia e guardiaboschi….
Assediati dalla manovra, assediano la manovra.
E chi ha già scioperato, chi sta per scioperare, chi tratta (i governatori delle regioni meridionali di centro-destra, sperando in un aiutino berlusconiano per uscire dai loro pesanti deficit nella sanità) e chi recrimina.
Come il Cocer: «Vogliamo dal governo lo stesso trattamento che ha avuto la Marcegaglia», è il grido di battaglia dei militari.
Ovvero: ci sono i sommersi – cioè le vittime dei «sacrifici maledetti ma necessari», per dirla alla Gianni Letta – e i salvati, ossia quelli che come Confindustria hanno evitato per il rotto della cuffia la scure tremontiana e adesso sono invidiatissimi da tutti gli altri.
Per esempio dagli artigiani: «Per fare cassa, si rischia di rubare alle vecchiette», lamenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato.
E la Cia, più la Fedagri-Confcoperative, nell’ atto di annunciare una «mobilitazione forte»: Nella manovra finanziaria soltanto per l’ agricoltura non ci sono risposte, per gli altri settori produttivi ce n’ è sempre una pronta».
I dirigenti medico-amministrativi, uniti e divisi in una miriade di sigle, sotto sigle, correnti e spifferi, si rivolgono per iscritto – magari a ragione – al presidente Napolitano e a Fini e a Schifani per dire loro che «senza modifiche la manovra rischia di distruggere il sistema sanitario nazionale».
I distributori di farmaci, colpiti dal taglio del 55 per cento dei margini commerciali per i grossisti, ce l’ hanno con Tremonti ma litigano contemporaneamente con i fabbricanti di medicine.
Un derby in cui ognuno rinfaccia al rivale di venire trattato meno impietosamente dagli interventi a gamba tesa del Tesoro.
E comunque: i grossisti di medicine aderenti all’ Adf, che sta per Associazione Distributori Farmaceutici «sospenderanno da oggi – avverte un dispaccio di guerra – il servizio di consegna delle medicine alle farmacie».
Altra sfida fra consanguinei è quella fra le regioni che si autodefiniscono virtuose – le leghiste Veneto e Piemonte – e le regioni, situate più in basso nel «Paese troppo lungo», come gli arabi nel medioevo definivano l’ Italia, e che sarebbero quelle considerate «cialtrone» da Tremonti.
E l’ Anev, l’ organo di rappresentanza delle imprese eoliche che si sentono maltrattate dal Divo Giulio? E il Codacons sul piede di guerra? Il ministro Brunetta ieri ha detto che «nella manovra c’ è di tutto, e sembra il Manuale delle Giovani Marmotte».
E siccome c’ è di tutto, tutti – ognuno con la sua sigla e con l’ immancabile motivetto: non lo faccio per piacer mio, ma per gli Interessi Generali, per il Bene della Patria, per la Giustizia, l’ Equità e l’ Uguaglianza – credono di avere una ragione per recriminare e per rivendicare uno sconto o un aiutino professionale e di gruppo.
I disabili – e per fortuna su quelli falsi ma solo contro di loro il governo sarà spietato – cantano vittoria perchè le soglie per ottenere il sussidio non si sono alzate, grazie a un giusto ritocco nella manovra.
E tuttavia oggi, le associazioni dei disabili confermano la manifestazione di protesta davanti a Montecitorio.
Perchè prima voglòiono essere sicuri, ma proprio sicuri-sicuri, che la norma che li salva non venga cancellata all’ ultimo momento e reintrodotta quella che li penalizza.
Curiosamente, in questa grande valle di lacrime, gli unici a non disperarsi sono i parlamentari.
Tutto cominciò con l’ annuncio di Calderoli a proposito del taglio del 10 per cento ai loro stipendi.
Poi nella bozza del 26 maggio, a manovra già approvata in consiglio dei ministri, si prevedeva un salvadanaio in cui sarebbero state raccolte le auto-riduzioni di spesa che avrebbe dovuto decidere, fra le altre istituzioni, anche il Parlamento.
Quei soldi sottratti alla "casta" s’ era deciso, in prima battuta, che andassero a finanziarie gli ammortizzatori sociali.
Poi quel virtuosissimo salvadanaio è stato destinato alla riduzione del debito pubblico.
Ma per il momento è vuoto, e lo resterà ancora a lungo.
Visto che dei tagli agli inquilini del Palazzo – fra tanti strepiti e tanti pianti di tutti gli altri – nessuno parla più.
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