Sentenze contraddittorie sul diritto di averla Ora ci prova il Codacons
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fonte:
- La Stampa
Una class action per 2 milioni di pensionati pubblici. L’ ha lanciata l’ organizzazione di consumatori Codacons e riguarda chi percepisce due pensioni dell’ Inpdap: cioè una ordinaria e una di reversibilità – in quanto vedovo o vedova – e finora si è visto decurtare l’ indennità integrativa speciale (è così che in ambito pubblico si definisce l’ indennità di contingenza, cioè il recupero del potere d’ acquisto). Si possono ottenere informazioni per telefono al numero verde 800.120.444 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 18,00 oppure consultando il sito del Codacons. Ci sono alcune condizioni restrittive. Possono aderire coloro che sono diventati titolari di queste pensioni prima del 31 dicembre 1994 (perché in seguito è entrata in vigore la riforma Dini che ha cambiato le carte in tavola, stabilendo la decurtazione per legge). E la class action non riguarda neanche i casi in cui una o entrambe le pensioni siano erogate da enti diversi dall’ Inpdap. La questione nasce dal fatto che l’ Inpdap già prima del 1994, cioè prima della legge Dini, riconosceva l’ indennità integrativa speciale su una sola delle due pensioni. In genere l’ indennità viene pagata in toto sulla pensione di importo maggiore e fortemente decurtata (all’ incirca del 60%) su quella minore. L’ avvocato Elena Spina, che segue questo dossier presso il Codacons, riferisce che tale comportamento dell’ Inpdap è stato ritenuto scorretto dalla maggior parte delle sentenze che sono state emesse al riguardo dalle Corti dei Conti regionali. Peraltro, non c’ è uniformità di giudizio, riconosce l’ avvocato: «Da parte dei giudici monocratici ci sono stati anche pronunciamenti avversi ai ricorrenti, e pure in appello una sessione della Corte ha detto una cosa e un’ altra ha detto l’ opposto». Tuttavia sono arrivate sentenze della Corte costituzionale, il massimo organo giuridico italiano, che hanno bocciato sia le singole decisioni dell’ Inpdap e (nei casi contestati) delle singole Corti dei Conti, sia la legge Finanziaria del 2007 che aveva provato a ratificare una volta per tutte il taglio dell’ indennità integrativa speciale. Parola fine, allora? Parla la Corte costituzionale e tutti si adeguano? No, spiega ancora l’ avvocato Spina: «Il sistema italiano non funziona così, non vale la regola dei precedenti che c’ è negli Stati Uniti. I singoli giudici sono liberi di decidere come credono e in certi casi continuano a dare interpretazioni delle sentenze della Corte costituzionale avverse ai ricorrenti». Quindi, ogni volta che un titolare di una doppia pensione pubblica si rivolge alla Corte dei Conti per farsi riconoscere l’ indennità integrativa speciale, non può sapere (neanche sulla base dei precedenti) come deciderà il suo caso il giudice. Perciò il Codacons ha deciso di usare una via nuova, quella della class action contro le pubbliche amministrazioni introdotta di recente nel nostro ordinamento, che ha una particolare forza perché la sua definizione automaticamente vale per un’ intera «classe» di persone, i cui requisiti sono analoghi a quelli dei ricorrenti. La causa verrà presentata davanti al Tar del Lazio. Chi volesse aderire può rivolgersi alla sede più vicina del Codacons e iscriversi all’ associazione; la tessera costa 80 euro, la causa legale in sé, invece, sarà gratuita. Ultimo dubbio: in un sistema come quello italiano, in cui neanche le sentenze della Corte costituzionale mettono la parola fine ai contenziosi, la class action si dimostrerà efficace? «Secondo me rappresenta un ottimo strumento» dice l’ avvocato Spina.
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