18 Giugno 2010

Crisi, la ricetta del Consiglio Ue “Tasse anche alle banche”

Codacons: «Scelta sacrosanta ma c’è il rischio che vengano scaricate sugli utenti»
Tutti d’accordo i leader del vecchio Continente.

Un prelievo sulle banche per far
sì che contribuiscano al costo
della crisi. A chiederlo sono i 27
leader della Ue che ieri al vertice
di Bruxelles hanno trovato subito
l’accordo per procedere:
ogni paese deciderà i criteri delle
imposte. La questione sarà
posta anche al G20 di Toronto la
prossima settimana. «Bisogna
tassare chi ha messo a rischio il
mercato», ha tuonato la cancelliera
tedesca, AngelaMerkel, rilanciando
anche l’idea di una
tassa sulle transazioni finanziarie
da presentare proprio a Toronto.
Anche l’Italia, dunque,
con il ministro degli Esteri Frattini,
ha aperto alla tassazione
sulle banche – «quelle italiane
non sonosanguisughe» -sebbene
«in un quadro europeo». La
preoccupazione principale dei
leader resta comunque il risanamento
delle finanze pubbliche
senza però «soffocare la crescita
». I 27 hanno salutato con soddisfazione
le manovre tagliadeficit
decise da vari governi, ma
hanno annunciato che «tutti gli
Stati membri sono pronti a
prenderemisure aggiuntive per
accelerare il consolidamento».
L’introduzione delle tassazione
sulle banche è una scelta
«sacrosanta» anche per le associazioni
italiane dei consumatori.
«Considerando che le banche
hanno avuto un ruolo fondamentale
nel generare la crisi economica – ha commentato il
presidente del Codacons, Carlo
Rienzi – crediamo sia giusto introdurre
un prelievo coatto nei
loro confronti». Prelievo che
«deve essere di entità non indifferente,
e rapportato specie in
Italia ai loro guadagni stratosferici
». La paura però di Rienzi è
che «tale tassa venga scaricata
sugli utenti». Per evitarlo un
modo ci sarebbe. A suggerirlo è il
fondatore di Adusbef e senatore
di Idv, Elio Lannutti:«Se la Banca
d’Italia fa il suo lavoro, gli aumenti
agli utenti non ci saranno.
Basta prevedere sanzioni anche
per gli organi di controllo e aggiungere
palettianche inquesta
manovra». Il vero rischio però è
che l’Europa non faccia presto,
che ci si muovi in ritardo: «La
sensazione è che non si procederà prima di settembre».

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