I banchieri: “Paghiamo colpe non nostre”
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fonte:
- La Stampa
MILANO Se una tassa sulle transazioni finanziarie, in funzione anti-speculatori, «può anche essere accettabile», nuove gabelle che colpiscano le banche nel loro business tradizionale «proprio no: siamo già stati colpiti duramente, pur non avendo colpe nella genesi della crisi». I contorni della proposta dell’ Unione Europea sono ancora poco definiti, a cominciare dalle modalità con cui la tassa sarà applicata. Le banche sono ancora in attesa di conoscere i dettagli per fare i conti.
Le ipotesi che circolano non piacciono. «Colpire le banche tradizionali è una sciocchezza – sbotta un banchiere, a capo di un importante istituto – perché sono quelle che poi prestano il denaro all’ economia del territorio». Difficile, per i banchieri interpellati, accettare il principio caro a Bruxelles che sia giusto far pagare i costi della crisi a chi l’ ha causata.
Il motivo è semplice: in Italia nessuno ritiene di averla procurata («eravamo i più prudenti e ci siamo salvati»), ma di averla subita.
Reazioni ufficiali da parte dell’ Abi, ieri, non ne sono arrivate. A Palazzo Altieri, però, hanno potuto apprezzare le parole pronunciate in mattinata dal ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo cui in Italia «non abbiamo bisogno di tassare le banche» anche perché le nostre «hanno dimostrato di non essere sanguisughe». E’ attesa una presa di posizione anche della Federazione delle banche europee.
Il cui presidente, l’ amministratore delegato di UniCredit Alessandro Profumo, ancora di recente ha ribadito la sua posizione in merito, sostenendo di preferire una maggior prevenzione, attraverso una sorveglianza più stretta, a nuove tasse o all’ introduzione di requisiti patrimoniali più severi. Così, mentre le associazioni dei consumatori plaudono a una proposta «sacrosanata» – come la definisce il Codacons – dalle banche, dove ricordano la Robin Hood tax, attaccano.
«Il sistema italiano ha retto tutto quel che poteva reggere – osserva un altro manager del credito – con moratorie di ogni genere a famiglie e imprese». Ora, la preoccupazione è che «in un momento in cui siamo tutti in difficoltà col patrimonio» si aggiungano nuovi orpelli, quando le banche – in tempo di crisi – sono preoccupate per gli effetti dei nuovi requisiti di Basilea III, il cui impatto per gli istituti italiani è stato recentemente stimato in oltre 20 miliardi di euro. Qualcuno punta il dito Oltreoceano, dove le banche di investimento continuano a fare utili «con gli stessi sistemi di prima». L’ accusa è che tutte le forme di finanza innovativa, come i derivati, «crescono e prosperano», come e più di prima. E «nessuno fa nulla». A Piazza Affari l’ ipotesi tassa non causa però sfracelli tra i titoli bancari. Bisognerà capire molte cose, a cominciare da come la nuova imposta si incastrerà con l’ altra in arrivo sulle transazioni. Questa interesserà gli operatori più attivi e talvolta spregiudicati. «Il risultato sarà un mercato con meno operazioni, meno liquido, con prezzi non rappresentativi», spiega un operatore. Nemmeno tra gli hedge fund c’ è fibrillazione. «Si attendono dettagli», dicono nell’ ambiente. Nell’ attesa si cavalca l’ incertezza sulle banche, delle quali a luglio saranno pubblicati gli stress test. Morale: gli hedge in prevalenza si sono posizionati «corti». Scommettono sull’ arrivo di nuovi ribassi.
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