17 Giugno 2010

I prezzi frenano (1,4%) ma la benzina decolla

MILANO A maggio l’ inflazione fa un passo indietro, arretrando su base annua all’ 1,4% dall’ 1,5% di aprile. La frenata arriva dopo una risalita che l’ aveva portata ai livelli d’ inizio 2009. La corsa dei prezzi è stata fiaccata dal settore alimentare che, rispetto a maggio del 2009, registra un calo dello 0,4%. Ma a tenere alta l’ asticella dell’ inflazione hanno contribuito i rincari su benzina (+15,9%) e trasporti (+5%), spinti dall’ impennata dei biglietti per i treni (+11,1%). Infatti il conto della spesa quotidiana (affitti, carburanti, giornali, alimentari, bevande), +2,1%, anche a maggio si mantiene a livelli superiori a quelli dell’ indice generale. L’ Istat conferma il rallentamento anche su base congiunturale, si passa al +0,1% dal +0,4%; mentre in Eurolandia i prezzi continuano ad aumentare, attestandosi all’ 1,6% (1,5% di aprile). Guardando più da vicino i capitoli di spesa, a tavola i prodotti più convenienti sono frutta (-6%) e verdura (-1,6%); calano, ma meno della media, anche latte, formaggi e uova (-0,2%). Prosegue la flessione dei prezzi nel comparto comunicazioni (-2,0%), con l’ eccezione dei servizi postali, in forte aumento (+11,2%). Se il capitolo trasporti è tutto in rialzo, le impennate maggiori riguardano ferrovie e mezzi pubblici (+11,2%). Ma, ancora una volta, i tassi più alti sono stati raggiunti dai carburanti: le quotazioni della verde a maggio sono salite del 15,9% (+1% su aprile), il diesel ha segnato un aumento del 17,1% (+2,8% su aprile). A livello territoriale non si registrano aree in deflazione: nei 20 capoluoghi di regione analizzati dall’ Istat l’ indice dei prezzi non risulta mai negativo, ma c’ è chi cresce più e chi meno. Così la città più cara è Aosta (+3,0%), seguita da Trieste (+2,3%) e Napoli (+1,9%), mentre le più economiche sono Genova, Firenze e Palermo (+0,1%). Secondo i consumatori, però, nei dati di maggio non c’ è nulla di positivo, visto che, calcolano, un’ inflazione all’ 1,4% ha ricadute sulle famiglie intorno ai 420-450 euro annui. Per Adusbef e Federconsumatori si tratta, infatti, di un dato «gravissimo»; sulla stessa linea il Codacons, che invita il governo a «congelare la crescita dei prezzi al dettaglio». Mentre gli agricoltori fanno notare come la frenata «non basti al 60% delle famiglie italiane, costrette a cambiare menù alla ricerca del risparmio».
 

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