L’ Antritrust alza il tiro “Più libertà d’ impresa, cambiamo la Costituzione”
MILANO – PER RIDARE FIATO all’ economia «è necessario iniettare nel sistema dosi massicce di concorrenza». Il presidente dell’ Antitrust Antonio Catricalà sollecita il Governo ad accelerare la stagione delle liberalizzazioni e nella annuale relazione al Parlamento detta la terapia anticrisi: «Abbiamo il 28% di costi in più della media europea nell’ energia elettrica, il 6% per i fidi bancari, il 100% per le assicurazioni Rc auto. Il Paese non può più pagare il prezzo di politiche anticompetitive». Quindi « ben vengano le riforme costituzionali utili al fine » aggiunge Catricalà aprendo la porta alla modifica dell’ articolo 41 della Costituzione proposta dal Ministro dell’ Economia Tremonti. Intanto però «condividiamo la necessità di anticiparne gli effetti con legge ordinaria, che garantisca a chiunque il diritto di intraprendere senza oneri burocratici. Va riformato il contesto di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell’ iniziativa economica». Lo strumento esiste ed è la legge annuale sulla concorrenza che il Garante chiede sia approvata in tempi certi, come accade per la manovra di bilancio: «Le idee non mancano ma occorre tradurle senza indugio in norme e fatti concreti». Applaude l’ associazione di consumatori Codacons che ha quantificato in 1500 euro l’ anno a famiglia il danno economico della mancanza di concorrenza nel nostro paese. Per parte sua l’ Antitrust già a febbraio – ricorda Catricalà – aveva segnalato gli interventi prioritari nei settori delle poste, dei trasporti, dell’ energia e dei servizi finanziari. Settori ancora chiusi alla concorrenza sono i trasporti ferroviari, le autostrade, la gestione degli aeroporti. Ma occorre andare avanti anche nella piena liberalizzazione dell’ energia ( stoccaggi del gas e rigassificatori) e colmare i ritardi nelle telecomunicazioni a banda larga. A livello locale poi i servizi pubblici «rimangono saldamente in mano alle imprese ex municipalizzate e i meccanismi della competizione stentano ad affermarsi». MOLTO DURO l’ atto di accusa dell’ Antitrust verso la finanza e le banche: «L’ intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti frena le spinte concorrenziali. Sono ancora troppo frequenti le ipotesi di controllo di fatto, dissimulato da partecipazioni di minoranza». Nel mirino di Catricalà gli «intollerabili squilibri» nel rapporto fra banche e clienti, accentuati dall’ asimmetria informativa. Dalle commissioni di massimo scoperto, abolite per legge ma sostituite con oneri più gravosi, alle carte di credito revolving tutto indica «un’ attenzione rivolta solo alla redditività dell’ impresa bancaria e non anche all’ interesse della clientela. E tutto ciò non contribuisce certo al recupero della fiducia dei risparmiatori». La relazione dell’ Antitrust punta infine il dito sui costi della sanità, spesso abnormi : «La spesa sanitaria non può essere considerata l’ albero della cuccagna».
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