11 Giugno 2010

PENSIONI:72% SOTTO MILLE EURO,8 MLN A RISCHIO POVERTA’/ANSA

1 SU 2 NON SUPERA 500 MILA EURO;CODACONS,PIU’ LEGGERE D’EUROPA

(ANSA) – ROMA, 11 GIU – Il 71,9% delle pensioni in Italia non

supera i 1.000 euro, un assegno da poveri con cui devono fare i

conti oltre 8 milioni di lavoratori a riposo, tutti anziani che

rischiano di vivere in miseria se a secco di altre entrate.

   E’ questa la fotografia scattata dall’Istat, in

collaborazione con l’Inps, nel rapporto su Trattamenti

pensionistici e beneficiari a fine 2008. Se si guarda più da

vicino lo studio, si scopre poi che quasi una pensione su due è

sotto i 500 euro (45,9%). Insomma, andare avanti di sola

pensione non si può: infatti, il 32,4% ne ha più di una. Ma le

cose non cambiano molto: l’importo medio rimane poco sopra i

mille euro. E per le pensionate l’assegno è anche più leggero,

addirittura del 30,5% inferiore rispetto ai lavoratori maschi a

risposo.

   Nonostante questo, la spesa pensionistica in Italia continua

la sua inesorabile crescita (+3,5%) e pesa sempre di più sul

Pil (15,38%). Con il capitolo vecchiaia che assorbe il 70% della

spesa totale, seguito da superstiti (14,9%), invalidità civile

(5,9%) e invalidità (5%). L’allungamento della vita ‘stira’ il

budget pensionistico, che diventa una coperta troppo corta,

sopratutto se si includono anche i baby-pensionati. Per l’Istat

il 30,3% dei beneficiari ha meno di 64 anni, e tra questo il

3,7% è under 40.

   Tra i pensionati più poveri, quelli che se la passano peggio

sono i titolari di pensioni sociali, che hanno prevalentemente

redditi inferiori ai 500 euro. Viceversa, nella maggior parte

dei casi i titolari di pensioni ai superstiti e i beneficiari di

pensioni di invalidità civile e/o indennità di accompagnamento

ricevono redditi pensionistici tra i 1.000 e i 1.500 euro.

   Il popolo dei pensionati è molto vasto, 16,8 milioni di

persone, 70 ogni 100 occupati secondo la media nazionale. Il

carico aumenta nel Mezzogiorno (79 ogni 100) mentre è più

contenuto nelle regioni settentrionali, (65 ogni 100).

   Dati preoccupanti per il segretario generale della Cisl,

Raffaele Bonanni, che invita a "tagliare le tasse per i

pensionati. Serve – dice – un taglio fiscale per esaltare quel

poco che si ha". Anche per la segretaria confederale della

Cgil, Susanna Camusso, questi numeri indicano con preoccupazione

come "si allarghi l’area del rischio povertà nelle famiglie

italiane". Mentre per il segretario confederale della Uil,

Domenico Proietti, visto che con "la manovra economica si è

contribuito a garantire, ulteriormente, la piena stabilità e

sostenibilità economica del sistema previdenziale italiano,

occorre che per il prossimo futuro venga inserita in agenda la

ripresa del processo di rivalutazione delle pensioni in

essere".

   La Cgia di Mestre parla di contraddizione, "con i pensionati

ricevono assegni molto modesti e una spesa previdenziale

complessiva che è la più alta d’Europa. Indubbiamente – spiega

il presidente Giuseppe Bortolussi – c’é qualcosa che non va: in

passato abbiamo usato la previdenza come un vero ammortizzatore

sociale, togliendo risorse importanti per l’esclusione sociale,

la disoccupazione e la famiglia". Per i consumatori si tratta

di una vera e propria emergenza: secondo Federconsumatori "le

pensioni dei genitori e dei nonni sono state sempre un

ammortizzatore sociale importante, ora non sarà più cosi".

Per il Codacons le cifre "dimostrano chiaramente come i

pensionati italiani siano i più poveri d’Europa. Non solo gli

importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano

una miseria ma addirittura sulle pensioni italiane grava una

pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi

europei", aggiunge il presidente Carlo Rienzi. L’associazione

ricorda che in Italia, "a parità di imponibile, l’importo di

una pensione al netto delle tasse è inferiore del 15% rispetto

a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione

sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è

minima e di circa l’1,6%". (ANSA).
 

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