12 Giugno 2010

Una pensione Inps su due, per l’ esattezza il 46%, non arriva a 500 euro

ROMA – Una pensione Inps su due, per l’ esattezza il 46%, non arriva a 500 euro. Ma circa 5 milioni di pensionati (su 17 milioni) non sono anziani, o comunque hanno meno di 65 anni. Povertà e privilegio sono fotografate in due istantanee scattate dall’ Istat e dall’ Inps nel rapporto sulle pensioni 2008. Un universo particolarmente complesso, quello dei pensionati, dove ad esempio si certifica che il 71,9% delle pensioni in Italia non supera i 1.000 euro. Se si guarda più da vicino lo studio, però, si scopre che il 32,4% dei pensionati ha più di una rendita. Per le pensionate l’ assegno è anche più leggero, addirittura del 30,5% inferiore rispetto ai lavoratori maschi a risposo. Nonostante questo, la spesa pensionistica in Italia prosegue nella sua lenta ma costante crescita (+3,5% sul 2007) e pesa sempre di più sul Pil raggiungendo quota 15,38%. Questo vuol dire che ogni sei euro di ricchezza prodotti in Italia uno viene assorbito dalle pensioni. Il capitolo vecchiaia che assorbe il 70% della spesa totale, seguito da superstiti (14,9%), invalidità civile (5,9%) e invalidità (5%). Tra i pensionati più poveri, quelli che se la passano peggio sono i titolari di pensioni sociali, che hanno prevalentemente redditi inferiori ai 500 euro. Viceversa, nella maggior parte dei casi i titolari di pensioni ai superstiti e i beneficiari di pensioni di invalidità civile e/o indennità di accompagnamento ricevono redditi pensionistici tra i 1.000 e i 1.500 euro. Il popolo dei pensionati è molto vasto, 16,8 milioni di persone, 70 ogni 100 occupati secondo la media nazionale. Una cifra che cresce nel Mezzogiorno (79 ogni 100) mentre è più modesta nelle regioni settentrionali, (65 ogni 100). Dati preoccupanti per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che invita a «tagliare le tasse per i pensionati. Serve – dice – un taglio fiscale per esaltare quel poco che si ha». Anche per la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, questi numeri indicano con preoccupazione come «si allarghi l’ area del rischio povertà nelle famiglie italiane». Mentre per il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, visto che con «la manovra economica si è contribuito a garantire, ulteriormente, la piena stabilità e sostenibilità economica del sistema previdenziale italiano, occorre che per il prossimo futuro venga inserita in agenda la ripresa del processo di rivalutazione delle pensioni in essere». La Cgia di Mestre parla di contraddizione, «con i pensionati ricevono assegni molto modesti e una spesa previdenziale complessiva che è la più alta d’ Europa. Indubbiamente – spiega il presidente Giuseppe Bortolussi – c’ è qualcosa che non va: in passato abbiamo usato la previdenza come un vero ammortizzatore sociale, togliendo risorse importanti per l’ esclusione sociale, la disoccupazione e la famiglia». I consumatori parlano di emergenza: secondo Federconsumatori «le pensioni dei genitori e dei nonni sono state sempre un ammortizzatore sociale importante, ora non sarà più cosi». Per il Codacons le cifre «dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d’ Europa. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei», aggiunge il presidente Carlo Rienzi. Intanto, secondo l’ Auser, l’ associazione che si occupa della terza età, ogni anno circa il 9% degli over 65 cade in povertà. L’ Auser evidenzia le palesi difficoltà economiche della popolazione più anziana del nostro Paese. E’ in povertà assoluta il 5,4% delle famiglie in cui vive un anziano (dato Istat). Gli anziani – continua l’ Auser – per contrastare lo stato di indigenza e far fronte alle spese si indebitano con amici e parenti; circa il 12% delle famiglie con capofamiglia anziani ha debiti. Anche i consumi mensili confermano l’ idea di un peggioramento delle condizioni di questa fascia di popolazione: fra il 2003-2008, la spesa media mensile di un anziano solo è cresciuta esclusivamente per i costi della casa e dell’ energia (+1,1%) e dei trasporti (+1%); al contrario, il single over65 ha ridotto spese essenziali come quelle per l’ alimentazione (-1,4%), l’ abbigliamento e le calzature (-0,5%). L’ Auser poi segnala che nel 2009 si è registrato un calo del 4,8% delle pensioni di invalidità nella categoria. La diminuzione più consistente si è avuto al sud, -6,5%; a seguire, il centro (-6%), il Nord-est (-3,7%), il nord-ovest (-2,8%). RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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