9 Giugno 2010

CLASS ACTION: DOMANI 10 GIUGNO DAVANTI AL TRIBUNALE DI MILANO SI APRE LA PRIMA CLASS ACTION ITALIANA PER DANNI DA PRODOTTO

IL CODACONS PORTA IN TRIBUNALE IL TEST “FAI DA TE” CONTRO L’INFLUENZA SUINA, INEFFICACE ANCHE SECONDO IL PARERE DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Si apre domani 10 giugno dinanzi al Tribunale di Milano (ore 12, sez. VIII) la seconda class action promossa dal Codacons, la prima in Italia relativa a danni da prodotto.
L’azione collettiva riguarda l’autotest contro l’influenza A, commercializzato in Italia nei giorni di forte allarme per il nuovo virus. All’epoca l’associazione denunciò la strumentalizzazione della cosiddetta influenza suina e l’enorme business costituito da alcuni prodotti ad essa collegati, tra cui rientrano i “test fai da te”.
Il Codacons ha pertanto citato in giudizio a gennaio, davanti il Tribunale di Milano, la VODEN MEDICAL INSTRUMENTS SPA, ideatrice e distributrice del test “EGO TEST FLU”, che permetterebbe la rilevazione, fai da te, della presenza dell’influenza A e B, compresa quella suina e aviaria. Peccato che il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, come riportato da tutti gli organi di stampa, nei giorni caldi dell’influenza A abbia dichiarato che “i test a casa non servono a niente, l’unica diagnosi affidabile e’ quella del medico“. Mentre la società distributrice affermava che il test sarebbe “pratico, semplice e sicuro“, e che vanterebbe una “sensibilità del 99,1%“, tecnici del Ministero dichiararono che il test “ha una scarsa sensibilità rispetto agli esami di tipo molecolare, il che comporta un rischio non indifferente di incorrere in falsi negativi… […] per questo motivo non sono raccomandati”.
Dai documenti prodotti dalla difesa Voden si apprende che il Ministero aveva impartito precisi ordini ai pronti soccorso: il test rapido doveva essere necessariamente confermato da quello molecolare perché non attendibile. Anche in caso di test rapido negativo – fino a conferma del test molecolare – era prescritto l’isolamento!
La class action che si apre domani mira quindi a far ottenere a tutti coloro che hanno acquistato il test in questione (in Italia nel 2009 ne sono state distribuite 32.017 confezioni, per un fatturato pari a 204mila euro ) il rimborso di quanto pagato per un prodotto che gli esperti hanno definito inutile.

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