7 Giugno 2010

Ultimo giorno di scuola, la prossima settimana, anche per gli studenti molisani

 Ultimo giorno di scuola, la prossima settimana, anche per gli studenti molisani. Un anno che, però, si chiude tra mille paure e troppe incertezze. Quelle degli insegnanti e del personale Ata che si trovano a dover fare i conti con tagli imposti dalla riforma Gelmini e dalla nuova manovra finanziaria. A ciò si aggiunge il problema della sicurezza degli edifici scolastici, che almeno stando alle indagini del Codacons non risparmia molte strutture molisane. E poi il calo demografico, che nelle scuole dei piccoli centri si traduce in formazione di pluriclassi, con inevitabili ripercussioni sulla didattica. Intanto il mondo della scuola molisana continua la sua protesta. Che non va in ferie, ma continua e si intensifica. I lavoratori della conoscenza saranno infatti a Roma il 12 giugno per la manifestazione nazionale della Cgil insieme a Flc e Fp, insieme a tutte le lavoratrici e i lavoratori, agli studenti, ai pensionati. Una decina le richieste che stanno arrivando dalla Cgil per porre fine alle rivendicazioni. Si va dal ritiro del piano dei tagli, al rispetto delle regole del contratto di lavoro di docenti e personale amministrativo, per passare alla sicurezza degli edifici scolastici. A guidare la protesta, il segretario della Cgil scuola Molise, Sergio Sorella, con il segretario generale Erminia Mignelli. In regione, negli ultimi giorni, c’ è stato gran fermento. Con l’ occupazione simbolica, promossa dalla Flc Cgil della sede dell’ Ufficio scolastico provinciale di Isernia prima e dell’ Usr di Campobasso poi. Ai dirigenti Iodice e Di Pilla sindacati e lavoratori hanno chiesto di farsi portavoce della situazione attuale della scuola molisana. "I più penalizzati – ha evidenziato il segretario regionale della Flc Sergio Sorella – sono i settori pubblici e della conoscenza, ridotti i salari e, soprattutto, lo stato sociale, i diritti dei più deboli, dei precari, dei pensionati, delle famiglie. Altri tagli si aggiungono a quelli già programmati per scuola, università e ricerca. Diventa difficile anche la sola gestione ordinaria di scuole e università, la ricerca pubblica sta per essere smembrata, disarticolata, liquidando le nostre migliori intelligenze. Anziché investire in conoscenza, programmare lo sviluppo, si penalizzano i settori che, in tutti gli altri paesi, sono il cuore delle politiche per uscire dalla crisi". "Fra poco non avremo nemmeno più le risorse per la normale amministrazione", hanno detto gli insegnanti. Ma la battaglia del sindacato è anche a favore dei precari. Tra le richieste, infatti, c’ è l’ assunzione a tempo indeterminato degli insegnanti e del personale della scuola su tutti i posti liberi. "Sono in gioco tutto il nostro lavoro e il nostro stesso futuro".

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