Piace l’ idea sull’ erba terapeutica
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fonte:
- Il Centro
SULMONA. La battaglia di Marco Di Paolo , l’ ex poliziotto 42enne di Cansano malato di sclerosi multipla che potrà curarsi gratuitamente con la cannabis, prosegue sul web. Impazzano i commenti sul sito del Centro, alla sentenza del tribunale destinata a passare alla storia del diritto sanitario, aprendo un precedente importante in materia di cure e terapie per patologie gravi e malattie all’ ultimo stadio. E il varco si sta già allargando grazie al tam tam della rete, dove sono già circa 700 i contatti arrivati al comitato Marco Di Paolo. Ma mentre c’ è già chi festeggia l’ inizio di una nuova era e la demolizione del pregiudizio sulla marijuana, si accende soprattutto sui costi la polemica nella rete. «Non sono aggiornato, ma mi sembrano prezzi un tantino esosi» posta sul sito "siedititommaso", «secondo me con 5mila euro se ne coltiva un container». «Ma come è che costa così tanto» gli fa eco Marcello Gentile «per quello che ne se so io basta un seme e l’ acqua. Specialmente in Italia con il nostro sole e la nostre terre». «Educare, non proibire», interviene "superfluo". «I costi elevati sono dovuti all’ importazione» spiega l’ avvocato Bartolo De Vita , «se la cannabis venisse prodotta dall’ istituto farmaceutico militare si risparmierebbe più della metà». Intanto, il comitato Marco Di Paolo si organizza per la petizione che potrà essere sottoscritta al Tribunale per i diritti del malato di Sulmona. La sottoscrizione mira a risparmiare i costi della fornitura di marijuana, attualmente importata dall’ Olanda, al prezzo di circa mille euro al mese a paziente, che potrebbero diventare 400 con la coltivazione autorizzata in Italia. Hanno già aderito diverse associazioni, fra le quali quella radicale che porta il nome di Luca Coscioni, Aduc, Codacons e Tribunale del malato. La petizione del comitato sarà prossimamente inviata alla Asl, al presidente della Regione e ai sindaci, per chiedere di affrontare definitivamente la questione della terapia con la cannabis. «Questa è una battaglia per tutti i malati gravi, che vogliono vivere meglio», ricorda sorridendo Di Paolo, al terz’ ultimo stadio di una malattia degenerativa.
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