1 Maggio 2010

La Tarsu ora è illegale, rebus rifiuti

PISA. Non pagate la Tarsu (la tassa sui rifiuti solidi urbani) perché è illegale. Anzi, a pensarci bene, è meglio pagarla. Perché forse proprio illegale non è, o comunque può "tornare" legale con un semplice decreto, magari interpretativo, e poi vi ritrovereste ad essere evasori fiscali. Nella babele delle leggi italiane, una falla nel decreto milleproroghe, una sentenza della Corte Costituzionale e una, recentissima, della Cassazione hanno gettato nel panico migliaia di Comuni. Cinque su sei, in media. E fra questi Pisa, dove la Tarsu costituisce una delle voci più importanti delle entrate pubbliche: qualcosa come 190 euro l’ anno per i 90mila residenti (negozi e uffici compresi nella media). Prima c’ è stata l’ azione collettiva annunciata dal Codacons nazionale, finalizzata a far ottenere agli utenti la restituzione dell’ IVA pagata negli ultimi 10 anni sulla tassa per lo smaltimento rifiuti, dopo che la Corte Costituzionale il 24 luglio 2009 ha stabilito che Tarsu e Tia (Tariffa di igiene ambientale) sono ufficialmente da considerarsi dei tributi, e pertanto non sono soggetti a Iva. Poi il precipitare degli eventi, segnalato l’ 8 febbraio scorso dal Sole-24 Ore: «Nella Finanziaria e nel Milleproroghe manca la norma ‘ ponte’ che permette ai Comuni di continuare ad applicare la Tarsu» mentre per il passaggio a Tia il Dl milleproroghe ha rinviato ancora al 30 giugno prossimo le norme attuative. Una dimenticanza che pesa tanto per i bilanci comunali. Che in teoria rischiano di essere perseguiti dalla Corte dei Conti se continuano ad applicare la Tarsu senza una normativa statale. L’ unica cosa chiara è che il continuo intersecarsi di norme tributarie e la politica delle proroghe disorientano il contribuente e gli stessi enti locali, e per per risolvere il problema è necessaria una legge – urgente – che sani il vuoto normativo e proroghi in maniera trasparente la Tarsu per il 2010. Ma intanto cosa bisogna fare? A Pisa le associazioni dei consumatori cominciano a muoversi. Baby Consumers suggerisce ad esempio di pagare per non rischiare di diventare morosi, ma ovviamente di tener pronte le ricevute per tutelarsi qualora la situazione di vuoto normativo non fosse sanata dalla legge. Ma il Comune cosa ne pensa? Da palazzo Gambacorti non arrivano dichiarazioni ufficiali non trattandosi di decisioni politiche ma di un labirinto tecnico. L’ amministrazione si affida quinai lla circolare esplicativa dell’ Anci, l’ associazone dei Comuni. Secondo la quale l’ applicazione della Tarsu è legittima: «La tesi che dal 1º gennaio 2010 la Tarsu sia definitivamente abrogata e che quindi i Comuni non siano più legittimati ad utilizzarla si basa su una interpretazione non condivisibile della normativa». E «sino all’ emanazione del regolamento attuativo della nuova tariffa "continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti"». Ma perchè quasi tutti stanno ancora usando questa controversa Tarsu invece di adeguarsi? Secondo l’ associazione dei Comuni, «il legislatore stesso è intervenuto per tre anni di seguito a bloccare la possibilità di passaggio da un regime all’ altro e solo dallo scorso anno ha previsto la possibilità di passaggio da Tarsu a Tia». E al momento, «i due regimi, tenuti in vita transitoriamente, sono ritenuti legittimi ed applicabili. L’ Anci «ritiene indispensabile un intervento normativo ad hoc che chiarisca per i Comuni, enti gestori e contribuenti quali norme siano applicabili al prelievo dei rifiuti». Perchè i rifiuti qualcuno dovrà comunque raccoglierli e gestirli, che sia un ente pubblico o privato. E di sicuro non lo farà gratis.

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