Primo Maggio, niente più shopping Milano chiude per evitare scontri
MILANO – CITTÀ CHIUSA per paura. Paura di incidenti, paura che il corteo del May Day Parade, manifestazione o contro il precariato organizzato dall’ area antagonista, possa diventare l’ occasione per cercare altri scontri. Dopo i fischi alle autorità del 25 aprile scorso, dopo la polemica pubblica sulla gestione della piazza del giorno della Liberazione, quando un gruppo molto piccolo di manifestanti era riuscito a far lasciare il palco alle autorità, il sindaco Letizia Moratti non vuol correre rischi: sabato 1° maggio i negozi di Milano resteranno chiusi. Lo ha annunciato ieri dopo l’ incontro con i sindacati, e una seduta della Comitato per la Sicurezza con il prefetto Gian Valerio Lombardi, il questore Vincenzo Indolfi, il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. IL PRIMO cittadino e l’ assessore alle Attività Produttive Giovanni Terzi hanno scelto di non concedere nessuna deroga per l’ apertura straordinaria dei negozi in occasione della Festa del Lavoro. «Come annunciato – ha dichiarato il sindaco – mi riservavo di prendere decisioni in merito dopo aver incontrato i sindacati e le istituzioni sulla sicurezza. E oggi, per rispetto della Festa del Lavoro, così come chiesto dai sindacati e in accordo con i partecipanti al tavolo sicurezza, vista la concomitanza con le manifestazioni del 1° maggio, ho convenuto di non concedere la deroga per l’ apertura straordinaria dei negozi». E così i due cortei, quello del mattino con i sindacati e quello del pomeriggio con i giovani dei centro sociali milanesi che sfilano sotto il simbolo di «San Precario», si terranno a saracinesche abbassate. Il prefetto Lombardi cerca di placare le polemiche. «Il Primo di Maggio non abbiamo mai avuto problemi». Per ragioni di ordine pubblico, invece, è stato annullato il raduno sportivo e musicale di estrema destra che si sarebbe dovuto tenere sabato al Lido in ricordo di Sergio Ramelli, giovane missino assassinato 35 anni fa. SUL TEMA interviene anche il Codacons: «E’ da anni che si usa una questione importante, come l’ apertura dei negozi, in modo strumentale e per fini politici. Chi voleva che gli esercizi commerciali restassero aperti proprio il 1° maggio lo faceva con intenti polemici, non certo per difendere gli interessi dei consumatori. Inevitabile che poi qualcuno rispondesse a questa proposta facendo identiche barricate, altrettanto ideologiche».
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