Class action, il tribunale offre la via dell´accordo
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fonte:
- la Repubblica
Bisognerà aspettare ancora un mese abbondante, e forse più, per sapere se quella promossa a Torino entrerà nella storia giudiziaria come la prima class action italiana. L´udienza di apertura tenuta ieri, con la comparizioni delle parti, non è arrivata fino al nocciolo della questione: è ammissibile o no la azione collettiva contro Intesta San Paolo intentata dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, a titolo di semplice consumatore? Ci sarà o meno il via libera, l´ok che aprirà la strada alla adesione di un esercito di utenti? Prima di rispondere dovranno essere percorse le tappe fissate del presidente dal dirigente del tribunale Luciano Panzani, nelle vesti di presidente della prima sezione civile. Il collegio ha concesso ai legali della banca, finita sulla graticola per la sostituzione della commissione massimo scoperto con altre voci onerose, il tempo necessario per preparare le repliche alle ultime memorie presentate da Rienzi e alla contestazioni sulla produzione giudizio di documenti con dati sensibili dei clienti, coperti da privacy. Le controdeduzioni dovranno essere presentate entro il 14 maggio. Il 27 maggio si tornerà in aula, sempre a porte chiuse, in attesa di decidere sull´opportunità di ammettere il pubblico alle udienze successive. Potrebbe finire tutto prima. Il presidente Panzani ha formalmente invitato i contendenti a cercare una conciliazione. Se mai riusciranno a mettersi d´accordo – cosa per niente facile, visto il sostanziale arroccamento sulle posizioni di partenza – si avranno benefici per tutti. Le soluzioni pattuite diventerebbero clausole da inserire nei contratti con la clientela. Resta da risolvere anche la questione del rito da seguire, se non si raggiungerà un compromesso. La procura, rappresentata dal pm Raffaele Guariniello e da tre colleghi, ha proposto di scegliere quello più snello. Si è poi espressa a favore di udienze a porte aperte. E ha suggerito di oscurare i dati personali sensibili, in ossequio al diritto alla privacy. Rienzi, invece, chiede che Intesa San Paolo sia perseguita penalmente per aver portato in giudizio informazioni personali riservate, nella disponibilità della banca per ragioni fiscali. Quanto all´invito a trattare, pur possibilista, non reagisce con grande entusiasmo. «Ci penseremo. Per accettare una soluzione concordata – commenta a caldo il presidente del Codacons, che per se ha chiesto un risarcimento base di 1.250 euro – bisognerebbe che loro eliminassero clausole e commissioni vessatorie. Poi c´è la questione dei danni fin qui patiti dai correntisti, 6-7 milioni di persone. Non so – ragiona ad alta voce – potremmo chiedere un euro simbolico a testa». L´avvocato Gino Cavalli, uno dei legali del colosso bancario, fa un passo indietro. E un affondo. «Rienzi non ha la richiesta qualifica di consumatore, nel senso inteso nelle class action. Il suo conto ha un uso promiscuo, personale e professionale. A lui le condizioni di cui si sparla non sono mai state applicate, perché non è mai andato in rosso. Non valgono per i privati, ma per le imprese e per i clienti senza fido». E la mediazione? «Ci confronteremo con i nostri referenti e valuteremo il da farsi».
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