22 Aprile 2010

Caffè, rilancio dalla qualità

LUCCA. E’ la qualità, soprattutto in un momento di crisi, l’ arma migliore perché resti forte l’ attrazione esercitata dai bar verso gli amanti del buon caffè. Ci sono tante polveri sul mercato, ma è chiaro che a prezzi basse corrisponde una qualità non soddisfacente, che comporta anche il rischio della progressiva corruzione del gusto, certamente non vantaggiosa per i bar e per i consumatori stessi. Un po’ quello che avviene nella ristorazione, dove (come vediamo sopra) si lavora non a caso per pubblicizzare la qualità e l’ utilizzo dei migliori prodotti locali. Che esistono a Lucca non solo nella gastronomia, ma anche nella torrefazione. Nel campo del caffè, Guido Nannini (titolare della torrefazione Bei e Nannini, in Borgo Giannotti dal 1923) e i suoi procuratori Alfredo Santarelli e Giorgio Lazzarini parlano dei loro caffè di prima scelta, provenienti in prevalenza da Centroamerica, Sudamerica, dall’ Etiopia e dall’ India, che sono apprezzati da un migliaio di clienti tra i bar locali e tanti clienti sparsi in tutta l’ Europa oltre che in Italia. Sottolineando di essere i protagonisti di «una crociata nel nome del caffè di qualità», insistono anche su un altro aspetto emerso nella discussione aperta sul prezzo della tazzina nei bar cittadini. Riguarda le affermazioni del Codacons, che invitava i clienti a bere il caffè a casa piuttosto che al bar, dove – secondo l’ associazione – il consumatore diventava, nella catena dal produttore al destinatario del caffè, la vittima di un ricarico di oltre il mille per cento rispetto ai costi sostenuti. «Impossibile mettere sullo stesso piano un caffè al bar con quello fatto a casa – dicono alla Bei e Nannini -. Il primo è la somma di una serie di servizi, un pacchetto nel quale rientrano, oltre alla qualità della polvere di caffè, la macchina, la professionalità del barista, il locale, le imposte che l’ attività comporta, e via dicendo. I due caffè non possono avere termini di confronto». Sul costo del caffè al bar, ad esempio, ha una forte incidenza quello dei macchinari. La cui spesa iniziale deve essere ammortizzata in non più di cinque-sei anni, tempo medio di vita per uno strumento del genere secondo le case di produzione. Altra componente fondamentale del prezzo della tazzina sono la quantità e la qualità del caffè usato. «Certamente non sei grammi per tazzina come dice il Codacons – spiegano alla Bei e Nannini -. Per un buon caffè ne occorrono almeno 7. Molto dipende anche dall’ acqua, che deve essere depurata, e dalla professionalità del barista. In ogni modo, chi afferma che è meglio prendere il caffè a casa arreca un danno all’ economia locale e nazionale, dato che il caffè espresso è un prodotto che tutto il mondo ci invidia».

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