19 Aprile 2010

Più tecnologia, più attenzione e il “giro di vite”

Gli incidenti non aumentano in proporzione all’ incremento delle macchine. Questo, in sostanza, il concetto di fondo espresso dal pezzo qui accanto. Aumentano le macchine, calano gli incidenti. Ma perché? Sostanzialmente le cause che portano a questo effetto sembrano essere due e ovviamente sono collegate fra loro. La prima è di natura «tecnica»: le auto di oggi sono più sicure di quelle di ieri, e su questo non ci piove. Si pensi ad Abs, Esp, Tcs, o all’ ultimo airbag a tendina, che si apre in pochissimi millisecondi ma si sgonfia più lentamente per proteggere in caso di urti multipli o cappottamenti. Le strade, poi. Pensiamo alle circa 350 rotatorie bresciane, che se da una parte fanno «sbuffare» i guidatori, dall’ altra garantiscono la sicurezza sulle strade. Si calcola che una rotonda rispetto a un normale incrocio riduca l’ incidentalità del 95%. La seconda causa è di natura «umana», nel senso che gli autisti in qualche modo sono evidentemente diventati più bravi a guidare. Merito sicuramente anche del «giro di vite» che negli ultimi anni ha reso più «salati» i conti per chi sgarra. L’ esempio più noto è la patente a punti, il meccanismo introdotto in Italia a partire dal primo luglio 2003 attraverso il quale ogni automobilista, al quale inizialmente vengono assegnati 20 punti, in caso di infrazione delle norme del Codice se ne vede togliere alcuni. L’ effetto più pesante? L’ automobilista deve superare nuovamente l’ esame di teoria e l’ esame di guida qualora arrivi a perderli tutti. A proposito di codice della strada, è di questi giorni una notizia particolarmente interessante: d’ ora in poi chi vorrà prendere la patente dovrà sottoporsi a un test antidroga. Lo ha deciso, con voto bipartisan, la commissione Lavori Pubblici del Senato che sta esaminando il nuovo codice della strada modificando in parte il testo già approvato dalla Camera nel luglio 2009. Inoltre l’ obbligatorietà del test antidroga è estesa anche a chi guida mezzi pubblici e taxi e agli autotrasportatori. Altrettanto interessante e «fresca» la richiesta del Codacons di abbassare da 18 a 16 anni l’ età minima per conseguire la patente di guida, come avviene negli Stati Uniti. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «il limite dei 18 anni per la patente in vigore nel nostro Paese, porta molti giovani ad anticipare i tempi mettendosi a 15 o 16 anni alla guida di queste microcar (che sono automobili a tutti gli effetti) pur non avendo le indispensabili conoscenze teoriche e pratiche derivanti dall’ esame di guida per il rilascio della normale patente. Ciò si riflette negativamente sul fronte della sicurezza stradale». «Per limitare il numero di incidenti e morti sulle strade e aumentare la sicurezza stradale – conclude – chiediamo una riforma che permetta di conseguire la patente di guida a 16 anni, eliminando l’ inutile prassi del patentino per le minicar e istituendo anche per questi veicoli l’ obbligo di guida con patente». Patente a sedici anni, chiede insomma il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. Una richiesta non nuova, che fino ad ora però non ha mai trovato un appoggio concreto.

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