9 Aprile 2010

Ancora polemiche attorno al depuratore di Cuma

Mare più pulito da giugno, ma si aspettano i prossimi rilievi dell’Arpac per certificare la balneabilità. Gli interventi di urgenza nel depuratore di Cuma sono già partiti e, secondo la stima dei tecnici, tra due mesi l’entrata in funzione di sette vasche – con un nuovo sistema di ossidazione – migliorerà sensibilmente la qualità del mare. Restano in allerta i gestori dei lidi. La stagione estiva è alle porte e i balneatori hanno voglia di archiviare il tracollo economico dell’anno scorso, ma anche di capire come vengono ristrutturati in questi giorni gli impianti di depurazione, dopo quasi trent’anni di continui cambi di gestione e pochi interventi di manutenzione. Per la prima volta, ieri l’impianto di Cuma ha aperto le porte su richiesta dell’Assobalneari – membro dell’osservatorio costituito assieme a Codacons, Legambiente, Wwf e Lipu – per verificare cosa succede all’interno degli impianti. Sono state installate delle centraline di monitoraggio all’ingresso e all’uscita del percorso dei reflui. A Villa Literno sono già pronte quattro apparecchiature (cloche), ad Acerra funziona finalmente l’impianto di sollevamento. «Chi verrà dopo di me – dice l’assessore regionale Walter Ganapini – troverà abbattute le principali resistenze alle logiche industriali. Restano da sciogliere altri nodi, ma è stato un fatto un grosso lavoro». Dalla Provincia a loro volta intervengono: «Il mare è stato oggetto di attenzione da parte delle istituzioni, ma bisognerà ancora adoperarsi per fronteggiare il raggiungimento della condizione di rifunzionalizzazione dei depuratori e il problema degli scarichi abusivi», dice l’assessore provinciale Giuseppe Caliendo. «Siamo solo al primo dei cento passi necessari per rendere i reflui innocui», dice Alessandro Gatto, presidente regionale del Wwf. Preoccupano i liquami industriali e quelli illegali. «L’allarmismo dell’anno scorso ha distrutto un’economia – dice Antonio Cecoro, presidente regionale dell’Assobalneari – Ora chiediamo chiarezza e che gli scarichi illegali censiti vengano resi innocui». Ben 18 di questi scarichi ricadono nel Comune di Pozzuoli. Ripercorre le tappe dell’emergenza, dal colera del ’73 ad oggi, Bruno Orrico, responsabile unico della concessione. In poche parole, è colui che verifica – col potere di sanzionare – che l’Hydrogest rispetti le condizioni del contratto con la Regione. «È la prima volta che c’è un unico concessionario – dice Orrico – Il progetto di finanza prevede in quindici anni tre cammini paralleli per il disinquinamento. Stiamo nella prima fase dell’ammodernamento degli impianti». «Il sistema di ossidazione biologica sarà reso più efficace rispetto a quello attualmente in esercizio grazie all’entrata in funzione di queste vasche migliorate tecnicamente», dice Gaetano De Bari, amministratore delegato Hydrogest Campania Spa. Le prime sette vasche entro giugno, il resto dell’impianto entro due anni. Poi, starebbe per arrivare a soluzione anche la vertenza con la Regione, per un credito di 80 milioni di euro. Ma la qualità dell’acqua? I dati dell’Arpac sono gli unici a fare testo sulla balneabilità delle coste. Nessuno si espone adesso, si rimanda tutto ai prelievi, che verranno effettuati nelle prossime settimane. E si aspetta di poter dimostrare l’efficacia delle vasche ammodernate.

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