7 Aprile 2010

BENZINA SOPRA 1,4 EURO

Dopo l’ uovo di cioccolata e la colomba pasquale, la sorpresa indigesta arriva al distributore. Da ieri – dopo una settimana di relativa calma – la benzina verde ha raggiunto ilprezzo di 1,42 euro allitro, mentre il gasolio ha superato la quota psicologica di 1,25 euro al litro. Rialzi di qualche centesimo certo, che però si sommano a quelli delle settimane passate. La fiammata dei prezzi fa ripartire il bombardamento mediatico delle associazioni dei consumatori, che accusano i petrolieri di sfruttare il rialzo del petrolio per giustificare gli aumenti. Secondo Codacons, Federconsumatori e Adusbef ogni centesimo di aumento sulla benzina verde si traduce in un prelievo (forzoso) sul popolo degli automobilisti in 15 milioni per la benzina, e 25 milioni per il gasolio. I soci dell’ Unione petrolifera non ci stanno questa volta a passare per degli strozzini che si aprofittano dell’ andamento di mercato per arricchirsi, e minacciano azioni legali e «si riservano di valutare l’ esi stenza di estremi diffamatori nelle reiterate dichiarazioni di alcune associazioni dei consumatori e di possibili ricorsi nelle sedi giurisdizionali». E fin qui la cronaca quotidiana, fatta a colpi di comunicati e repliche. Mapercapirecomemai, quando andiamo afareil pieno, ci vogliono sempre più quattrini bisogna partire da un po’ più lontano che il distributore sotto casa. Tutti sanno che il prezzo dei carburanti segue gli andamenti del mercato del greggio. E’ pur vero che i rialzi del petrolio vengono riprodotti con tempestività da guinnes dalle compagnie petrolifere (salvo poi prendersela un po’ con calma quando il greggio scende), però non è il petrolio a finire nei nostri serbatoi. Infatti la materia prima va prima raffinata per essere trasformata in benzina, gasolio o olio combustibile. Insomma, si spreme il petrolio per tirarne fuori altri derivati. E qui la finanza ha costuito un colosso da migliaia di miliardi di dollari. Una delle agenzie più importanti a livello mondiale è Platt’ s, che diffonde giornalmente una serie di bollettini con le valutazioni di valore dei carburanti (anche il gas) che possono cambiare anche a seconda dell’ area geografica di consegna o del periodo di consegna. Queste valutazioni – che forniscono il prezzo industriale della benzina e del gasolio – non sempre seguono l’ andamento del petrolio. Anzi. In attesa della ripresa economica – e dando per scontato che quando la ripresa ci sarà si consumera più energia (e quindi petrolio) – c’ è chi si è messo a speculare sui prodotti energetici. Certo siamo lontani dal record di 140 dollari al barile dell’ estate del 2008. Però ieri, dopo le festività che fanno sempre da contorno alle incursioni finanziarie, il prezzo del petrolio, è salito oltre 87 dollari al barile, il massimo degli ultimi 18 mesi. Da febbraio ad oggi un rialzo del 24%. Considerando che nel 2009 il prezzo medio è stato di 62 dollari (con picchi negativi che hanno sfiorato i 40), si comprende come mai fare un pieno costa più oggi che a inizio anno. Ma non basta l’ alta finanza per spiegare come mai fare il pieno diventa un salasso. Buona parte del prezzo finale di un litro di carburante è costituito da accise e Iva. Quando nel luglio 2008 il prezzo di un litro di verde arrivò a sfiorare 1,6 euro, il governo aveva da poco smesso di agire sulla leva fiscale per contenere gli aumenti. Ad aprile il ministero aveva ridotto di 16 centesimi le imposte sui carburanti, dando un minimo sollievo agli automobilisti. Poi però la componente di tasse che finiscono nelle casse dell’ Erario è tornata ai livelli di sempre. Considerando che lo Stato incassa una trentina di miliardi dalle sole tasse sui carburanti, si capisce il perché a via Veneto si sia così prudenti nell’ agire sulla leva fiscale. Anche perché nel 2009 – ultimo dato disponibile – il ministero dell’ Economia ha dovuto già rinunciare a circa 3 miliardi di gettito. Certo la crisi economica ha rallentato i consumi, e quindi il volume di litri consumati, ma adesso tornare a ridurre la componente fiscale è ancora più complicato in tempi di vacche magre. E quindi continueremo a pagare un litro di benzina tre volte il suo costo industriale.
 
 

 

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