Finita la tregua, la benzina riprende la corsa.
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA Finita la tregua, la benzina riprende la corsa. Secondo le rilevazioni del Quotidiano delle Fonti di Energia, Q8 ha ritoccato la benzina di 1,5 centesimi portandola a 1,425 euro e il gasolio di 2 centesimi a 1,259 euro. La Erg, invece, aumenta i prezzi di entrambi i prodotti di un centesimo portando la verde a 1,418 euro e il gasolio a 1,244 euro. Riprendono le polemiche: le associazioni dei consumatori rilanciano le accuse, l’ Unione petrolifera arriva a minacciare il ricorso ai giudici per difendersi e tra i politici l’ opposizione cavalca la "tigre". La sintesi di tutto questo è che i riflettori sono sempre più puntati sul ministero dello Sviluppo dove le riunioni vanno avanti fino a tarda sera in attesa di presentare le proposte di riforma del settore che dovrebbero portare a risparmi di 3-5 centesimi al litro nell’ arco dei prossimi tre anni. Una convocazione è attesa a breve ma non è ancora arrivata al tavolo di petrolieri e distributori. Sul controesodo pasquale, calcola il Codacons, si abbatterà una stangata da 19 milioni di euro: «Come dimostrano i dati Istat resi noti nei giorni scorsi – osserva il presidente Carlo Rienzi – i continui rialzi della benzina hanno già innescato un meccanismo moltiplicativo sui prezzi, in particolare su tutta la merce trasportata su gomma e rischiano di scatenare pericolosissime aspettative di inflazione». Per questo il Governo dovrebbe liberalizzare il settore, «favorendo l’ ingresso di nuovi competitori, come la grande distribuzione e le pompe bianche, e la trasparenza dei prezzi». Ma non è questa l’ unica ricetta suggerita: per Adusbef e Federconsumatori bisogna «sterilizzare gli aumenti Iva e introdurre l’ accisa mobile sui carburanti», mentre il Pdci propone di avviare «un’ inchiesta su vasta scala, al fine di calmierare d’ ufficio il prezzo e colpire le compagnie petrolifere in odore di speculazione». Per Lulli (Pd) « il governo continua a non fare niente per evitare l’ aumento del prezzo dei carburanti che ricade ancora una volta sui consumatori». Dall’ altro lato della barricata, i petrolieri definiscono «assolutamente infondate e strumentali le polemiche innescate sui prezzi dei carburanti. Denotano prosegue una nota dell’ Unione petrolifera la superficialità ed approssimazione con la quale alcune associazioni dei consumatori ed alcuni organi di stampa sono abituati a trattare la materia». Da un alto, osservano infatti i petrolieri, «ignorare i recenti aumenti registrati nella quotazioni internazionali e riflessi solo in parte nei prezzi interni, e accusare di manovre speculative le aziende vuol dire essere in malafede o negare l’ evidenza. Non è possibile alimentare una campagna denigratoria e formulare accuse inesistenti senza rendere conto delle affermazioni fantasiose fatte mirando a raccogliere solo un facile, quanto inutile consenso mediatico». Ecco perché le aziende petrolifere, conclude l’ Up, «si riservano di valutare l’ esistenza di estremi diffamatori nelle reiterate dichiarazioni di alcune associazioni dei consumatori e di possibili ricorsi nelle sedi giurisdizionali». La palla torna dunque al governo. Le ipotesi a cui si sta lavorando prevedono prima di tutto una riduzione del numero dei distributori che negli ultimi anni, in barb a al precedente taglio di 4-5 mila punti vendita a livello nazionale, sono poi tornati a crescere a livello locale. L’ altra misura-cardine riguarderà gli orari di apertura: riducendo le ore di erogazione "servita" si punterà ad obbligare gli italiani a comportarsi come gli altri europei ovvero a rifornirsi in massa ai self-service che già oggi erogano carburante con prezzi fino a 10 centesimi in meno. Gli impegni presi nel 2007 dall’ Eni con l’ Antitrust non solo hanno ridotto il differenziale con i prezzi europei ma hanno finito per trainare il mercato. Chi fa benzina al fai-da-te, già oggi, paga la benzina in linea con i prezzi praticati nella Ue.
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